Moldavia: al confine ucraino, è fuga dal freddo dell’inverno. Mons. Lo Deserto (Chisinau), “è il clima a dettare le regole e questo fa paura”

Chisinau, persone in fila alla mensa "Papa francesco" (Foto: Lo Deserto)

Chisinau, persone in fila alla mensa “Papa Francesco” (Foto Lo Deserto)

È fuga dal freddo dell’inverno. Mons. Cesare Lo Deserto, vicario generale della diocesi di Chisinau (Moldavia), conferma al Sir la presenza di file di macchine incolonnate al confine moldavo-ucraino con a bordo gente che fugge dai territori a sud dell’Ucraina. Ma fa una premessa. “È da ieri che in Moldavia circola un allarme di interruzione di energia elettrica a motivo di un imminente attacco massiccio che la Russia sta organizzando nei confronti dell’Ucraina alle centrali elettriche con le relative conseguenze sul nostro Paese”. Insomma, la Moldavia accoglie ma la situazione anche a Chisinau non è facile. “L’inverno è un problema per tutti e preoccupa”, commenta il sacerdote. “Abbiamo un aumento di persone che vengono a chiedere aiuto e si tratta soprattutto di anziani che lasciano il Paese a motivo del freddo. Ormai le regole sono motivate dal clima. Il clima detta le regole della guerra e della vita quotidiana. L’obiettivo per tutti è superare l’inverno”. Fin dall’inizio della guerra su vasta scala, la Moldavia è diventata la piattaforma di riferimento per gli ucraini che vivono a sud del Paese. Al confine in questi giorni si stanno rivedendo le colonne lunghissime di macchine in uscita dal Paese. Ma si tratta di uno spostamento che ha modalità diverse da quelle precedenti. Non è una massa in fuga. Molti si stanno rifugiando presso parenti e amici. “Siamo destinatari di una migrazione circolare”, spiega Lo Deserto. “Gente che si muove, arriva e torna indietro e poi riparte. Va e viene. Non è un esodo statico o incerto. Chi si muove sa esattamente dove andare. Non è più il flusso che abbiamo visto a febbraio quando è scoppiata la guerra. All’epoca, c’erano persone, soprattutto donne con bambini, che non sapevano dove andare e fuggivano da una situazione di incertezza dovuta al conflitto. Ora è diverso, le persone sanno dove andare perché in questi mesi si sono abituate a questo tipo di transito”. Ma anche a Chisinau le temperature sono scese a sotto zero e c’è anche l’allarme bombardamento alle centrali elettriche ucraine che preoccupa. “È interessante – aggiunge il vicario generale – uno studio moldavo che è stato pubblicato domenica scorsa da cui emerge che il Paese va verso una situazione di povertà sociale. Il 56% della popolazione intervistata teme di non riuscire ad andare oltre un certo periodo di tempo perché le risorse economiche stanno finendo. Finiscono perché le bollette del gas sono elevatissime, perché aumenta il costo dell’energia elettrica così come il costo dei beni essenziali. Questo aumento dei prezzi è dovuto anche al fatto che l’approvvigionamento arriva non più dall’Est ma dai Paesi occidentali che hanno un costo non più gestibile. La gente è quindi consapevole di andare incontro ad uno stato di povertà che fa paura. Ed è consapevole che tutto questo è una conseguenza della guerra”.

Chisinau, persone in fila alla mensa “Papa Francesco” (Foto Lo Deserto)

Insomma, sentenzia il sacerdote, “la Moldavia si sente coinvolta nella guerra perché ne sta pagando le conseguenze”. La Chiesa come sempre è vicino alla popolazione, soprattutto alle fasce più vulnerabili. “Sappiamo che a queste persone dobbiamo dare delle risposte di carità. È calata di molto l’assistenza che veniva data dai grandi organismi internazionali e che non ci sono più sul campo. Manca quindi una risposta immediata di aiuto e la gente qui ha bisogno di pane, pasta, verdura. Quello che ci chiedono sono i beni necessari per andare avanti nella quotidianità”. È la mission della “Mensa di Papa Francesco” dove ogni giorno vengono distribuiti pacchi a 600 persone. Lo Deserto avverte: “La povertà è più veloce della politica”.

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