Infanzia: Istat, nel 2020 diminuiti i beneficiari del “bonus Nido” (-17mila rispetto al 2019) e il numero di mensilità erogate

Nel corso del 2020, con le chiusure temporanee dei servizi educativi dovute alla pandemia sono diminuiti i beneficiari del “bonus Nido” (272mila, erano 289mila nel 2019) e il numero di mensilità erogate (spesa complessiva pari a 197 milioni di euro, 44 milioni in meno dell’anno precedente), contro un aumento dell’importo medio per mensilità grazie all’aumento fino a 3mila euro del contributo erogabile annuo. È quanto emerso dai dati diffusi oggi nel corso del webinar “I servizi educativi per l’infanzia, ripresa e sviluppi dopo la pandemia” frutto della collaborazione fra il Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, l’Istat e l’Università Ca’ Foscari.
In particolare, dall’Indagine annuale dell’Istat sui Comuni italiani, volta a monitorare nel tempo l’evoluzione dei servizi all’infanzia, al 31 dicembre 2019 erano 13.834 i servizi educativi – nidi e servizi integrativi per la prima infanzia – attivi sul territorio nazionale, il 65% dei quali nel settore privato e il restante 35% nel settore pubblico, ovvero a titolarità comunale.
I posti autorizzati al funzionamento sono 361.318 (circa la metà nel settore pubblico). I posti disponibili nei servizi per la prima infanzia raggiungono il 26,9% del potenziale bacino di utenza (bambini residenti al di sotto dei 3 anni di età).
Nonostante un incremento dell’1,5%, rispetto all’anno educativo 2018/2019, a livello nazionale, viene osservato, i posti censiti sono ancora al di sotto dell’obiettivo fissato dal Consiglio europeo di Barcellona nel 2002: un posto per almeno il 33% dei bambini entro il 2010. E se permangono ancora ampi divari territoriali è nel Mezzogiorno che si è registrato l’incremento di posti più significativo: +6,3% (+5% al Sud e +1% nelle Isole).
Al 31 dicembre 2019 i bambini iscritti nei servizi educativi comunali o finanziati dai Comuni sono il 14,7% dei residenti sotto i 3 anni (si va dal 3,1% della Calabria al 30,4% della Provincia autonoma di Trento).

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