Diocesi: Cdal e Psl Molfetta, dopo la “bufera giudiziaria” scoppiata in città “rifondare l’etica pubblica, promuovere la buona politica”

“La bufera giudiziaria che circa un mese si è abbattuta sulla città di Molfetta, con arresti eccellenti di politici, amministratori pubblici, dipendenti comunali e imprenditori, rivela un quadro desolante delle funzioni pubbliche di appalti, forniture e affidamento di lavori squallidamente svendute in un mercimonio di ‘mazzette e prebende’. Al di là delle responsabilità penali dei singoli che saranno accertate dalla Magistratura nelle sedi appropriate, si impone una riflessione sul piano etico dei comportamenti pubblici”. Lo sostengono, in un comunicato congiunto, Angela Paparella, segretaria della Consulta diocesana delle aggregazioni laicali, e Cosimo Altomare, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.
Senza voler fare “processi sommari di piazza”, i due affermano che “non possiamo tacere la preoccupazione, lo sgomento e l’indignazione per lo scenario di opacità politico-amministrativa che le indagini rivelano”. Paparella e Altomare parlano di “malcostume politico che speravamo definitivamente archiviato”, di “cortocircuito di sfiducia tra cittadinanza e politica”, dello “sgretolamento di legalità e giustizia” e del “silenzio complice di parte della comunità civile, che sembra rassegnata, assuefatta a certe devianze, in nome di un falso garantismo”.
Viene riaffermata la necessità di “una politica orientata solo al bene comune” e c’è “un urgente bisogno di gesti di responsabilità politica che restituiscano serenità, dignità e decoro al Comune di Molfetta”.
Lo scenario – ammoniscono – “impone una doverosa reazione civile da parte della cittadinanza attiva di ogni estrazione e di ogni convinzione politica. Vi è bisogno di ritornare a respirare buona politica, politica generativa, politica ‘arte nobile e difficile’ (don Tonino Bello)”. Inoltre, “vi è un urgente bisogno di rifondare un’etica del ‘per bene’, dell’onesto, del pulito. Sono da ripiantare i paletti caduti dell’equo, del corretto, perfino dell’opportuno e del buon gusto”. Per Paparella e Altomare, “alla politica locale serve recuperare uno sguardo alto e lungo, non ripiegato sulle beghe e sulle divisioni interne che danno una percezione di frammentazione priva di progettualità. Occorre un lavoro corale di ricostruzione, pur nella differenza di schieramenti e compagini”. E, rivolgendosi ai laici della comunità ecclesiale, viene chiesto di “fare la nostra parte nel riportare alla coscienza, alla consapevolezza, un popolo che rischia di assuefarsi al malcostume”. Dovremmo contribuire a promuovere uno sguardo critico sulla realtà, un rinnovato bisogno di impegno civico, una mentalità nuova, più attenta, meno succube delle logiche dell’opportunismo, più capace di dotarsi di strumenti di partecipazione e controllo”.

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