Scarcerazione Brusca: Bindi, “ora occorre verificare che la sua collaborazione con la giustizia sia davvero una rottura definitiva con la mafia”

(Foto: ANSA/SIR)

“Tutte le reazioni emotive alla scarcerazione di Giovanni Brusca sono giustificate perché sappiamo chi è, conosciamo le atrocità che ha commesso, tra gli altri uno dei delitti più terribili nei confronti di un bambino e quello che ha colpito Giovanni Falcone”. A dichiararlo al Sir è Rosy Bindi, già presidente della Commissione parlamentare antimafia. “Occorre, però, anche una riflessione ispirata alla razionalità perché Brusca lascia il carcere non per dei privilegi o degli abusi, ma perché, alla luce della legge sui collaboratori di giustizia, ha pagato i suoi debiti con la giustizia – chiarisce Bindi -. Tutti sappiamo che la legge sui collaboratori di giustizia l’ha voluta Giovanni Falcone. Sappiamo anche bene che Brusca, essendo diventato collaboratore di giustizia, ha assicurato al carcere molti mafiosi ed è stato un collaboratore che ha aiutato a sconfiggere la mafia stragista, di cui lui era stato un grande protagonista. Questo era, in un certo senso, il contratto che lo Stato aveva fatto con lui”. Ora, aggiunge, “credo che noi dobbiamo vigilare perché si deve verificare che la sua collaborazione con la giustizia sia davvero una rottura definitiva con l’appartenenza alla mafia, perché, altrimenti, non sfugge a nessuno che una persona del calibro di Brusca possa riorganizzare Cosa nostra e continuare a macchiarsi di atrocità”.
Bindi sottolinea un altro aspetto: “Dobbiamo fare giustizia e verità sul passato, ma non dobbiamo mai distrarci sulle mafie di oggi. Per onorare le vittime di Brusca e di tutte le mafie, di ogni tempo, sia necessario essere attenti sui mutamenti del fenomeno mafioso, alla capacità di fare affari delle mafie. Per esempio, oggi, per onorare Falcone e il piccolo Giuseppe Di Matteo dovremmo riflettere meglio sulla legge sugli appalti, vigilare sugli investimenti che faremo con le enormi risorse che ci arriveranno dall’Europa, essere più attenti alle mafie internazionali, come quelle libiche o maltesi, che continuano a minacciare anche chi salva i migranti in mezzo al mare, com’è successo a don Mattia Ferrari, in questi giorni. Credo anche che sul versante più legislativo e giurisprudenziale non avere cedimenti: penso in particolare ai dubbi che sorgono tuttora che per i mafiosi non sono previsti alcuni sconti di pena o quant’altro. Chi collabora con la giustizia ha diritto ad avere gli sconti di pena, chi non collabora con la giustizia non ci offre un criterio oggettivo per capire se ha rotto veramente o no con la mafia. E siccome si resta mafiosi a vita, fin quando non si muore o non si collabora con la giustizia, la nostra legislazione dedicata in maniera particolare a colpire i delitti di mafia e i mafiosi è sacrosanta, che anzi andrebbe esportata in altri Paesi”. Una legislazione che andrà rivista dal Parlamento dopo l’ultima sentenza della Corte costituzionale sull’ergastolo ostativo. “Sì, lo so – conclude Bindi -, ma io credo che se non si trova un criterio oggettivo, come quello della collaborazione con la giustizia, è difficile applicare sconti di pena ai mafiosi. La reazione sulla scarcerazione di Brusca ci dovrebbe insegnare molte cose”.

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