Papa a Lesbo: Marta (operazione Colomba) scrive a Francesco, “questa Terra è troppo piccola per ospitare grandi sogni come la libertà”

“Caro Papa Francesco, questa Terra è troppo piccola per ospitare grandi sogni come la libertà, ma la voglia di vita è più forte dei muri che l’Europa persevera nel costruire. Non si può rimanere indifferenti. Bisogna portare in alto il grido di queste persone”. È un passaggio della lettera che Marta, 23 anni, volontaria di Operazione Colomba, il Corpo nonviolento di pace della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ha scritto a Papa Francesco dopo la sua visita all’isola di Lesbo, domenica scorsa, una delle tappe più significative del viaggio a Cipro e in Grecia che si è chiuso ieri. Marta è da un mese sull’isola di Lesbo, “una terra – scrive la giovane nella lettera diffusa oggi – che ha visto negli ultimi anni migliaia di rifugiati approdare sulle sue coste alla ricerca di una vita dignitosa. Qui, come in altre Isole dell’Egeo, sono stati costruiti campi di ‘attesa’ per i richiedenti asilo. Sono campi chiusi e controllati, dove le persone vivono in condizioni disastrose. Si possono paragonare a delle prigioni a cielo aperto”. “Qui nessuno è a casa. Qui nessuno è al sicuro”, continua Marta. Con le gravi violazioni dei diritti delle persone, che “vengono perpetrate al confine europeo, fino ai costanti respingimenti in Turchia, Lesbo diventa una terra di mezzo, una linea di confine tra una vita lasciata alle spalle e il forte desiderio di costruirne una nuova”. Come quella di Salem, “un ragazzo siriano” che “oggi ha ricevuto l’ennesimo rigetto della sua richiesta di asilo. Salem è stanco. Non ne può più di aspettare e sprecare il suo tempo. Quel tempo che nessuno mai potrà ridargli. Quel tempo gli è stato negato”. “È necessario – scrive la giovane volontaria – che gli Stati si impegnino affinché vengano tutelati i diritti fondamentali di uomini, donne e bambini, come l’accesso alle cure mediche, al supporto legale e all’istruzione, ma soprattutto non perdano la loro libertà e dignità. Non possiamo però rimanere soli a combattere questa battaglia”. E poi la conclusione: “Io sono perché noi siamo. Come ci ricordi, caro Papa, il senso profondo risiede nel credere in un legame universale di condivisione che collega tutta l’umanità. Io sono un essere umano, io sono persona in quanto riconosco l’alterità nella sua unicità e differenza. Bisogna indirizzarsi ‘Verso un noi sempre più grande’ per costruire un futuro di giustizia e pace. Con affetto. Marta”.

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