Lavoro: ministero, nel terzo trimestre 2021 oltre 3,3 milioni di attivazioni di contratti. +9,8% rispetto allo stesso periodo del 2020

Nel terzo trimestre del 2021, le attivazioni dei contratti di lavoro, calcolate al netto delle trasformazioni a tempo indeterminato, sono risultate pari a 3 milioni e 127mila, in aumento del 9,4% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (pari a +269mila contratti), e hanno riguardato 2 milioni e 455mila lavoratori, con un aumento tendenziale di +7,3% (pari a circa 168mila individui). È quanto emerge dalla Nota trimestrale relativa al III trimestre 2021, tratta dal Sistema informativo statistico delle Comunicazioni obbligatorie del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
“Considerando anche le trasformazioni a tempo indeterminato, pari a poco più di 188mila, il numero complessivo di attivazioni di contratti di lavoro – viene spiegato – raggiunge 3 milioni 315mila, in crescita del 9,8%, pari a 296mila attivazioni in più rispetto al corrispondente periodo del 2020.
L’aumento delle attivazioni ha coinvolto in misura maggiore il Centro (+15,4%) e il Nord del Paese (+13,6%), rispetto al Mezzogiorno (+2,1%).
L’aumento dei lavoratori attivati è spinto da un maggiore incremento nelle donne (+7,9%) rispetto a quello degli uomini (+6,8%). La crescita registrata è maggiormente evidente per gli individui con età fino a 24 anni (+14,5% per le donne e +10,8% per gli uomini).
Nel trimestre in esame si registrano 2 milioni 935mila cessazioni di contratti di lavoro, con un incremento pari al 16,4% (+413mila unità) rispetto allo stesso trimestre del 2020. Al numero di cessazioni osservate nel trimestre si associano 2 milioni 308mila lavoratori, con incremento di 300mila unità (pari a +14,9%). La crescita tendenziale delle cessazioni (+16,4%) risulta superiore rispetto a quella osservata per le attivazioni (+9,4%), così come l’aumento tendenziale dei lavoratori cessati (+14,9%) è maggiore di quello dei lavoratori attivati (+7,3%).
Infine, i rapporti di lavoro cessati registrano un incremento che interessa in misura superiore la componente femminile (+17,5%) nei confronti di quella maschile (+15,5%), ed è esteso a tutte le ripartizioni geografiche, mostrando un tasso di variazione superiore nel Centro (+23,1%, pari a +126mila) e nel Nord (+18,7%, pari a +195mila) rispetto al Mezzogiorno (+9,8%, pari a +91mila).

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