Polizia e militari non vaccinati: Fiasco (sociologo), “non serve stigmatizzare il singolo, ma fare attenzione ai messaggi che vengono dalla politica”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Di solito, le Forze di Polizia e le Forze armate sono viste come mero strumento dello Stato, dove la dimensione relazionale con il cittadino, con la società, con le città, con i luoghi, con la vita quotidiana è inesistente o puramente simbolica. Quello che è accaduto nei mesi duri del confinamento a casa, dei controlli più severi, più frequenti, più capillari, è stato qualcosa di straordinario. I cittadini, pur sottoposti al rigore di misure restrittive, addirittura privative della libertà personale, sono stati collaborativi e hanno riversato una enorme fiducia nel lavoro per le strade delle Forze dell’Ordine e dei militari, che svolgevano compiti pietosi come il trasporto delle salme. La comunità nazionale si è tutta stretta per fronteggiare il nemico del Covid e in questo ha legittimato dal basso, oltre a quello che viene dall’ordinamento, il sistema delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate. Di fronte a tutto questo ci si sarebbe aspettati un livello di responsabilizzazione decisamente più alto”. Lo dice al Sir il sociologo Maurizio Fiasco, specializzato, tra le altre cose, in ricerca e formazione in tema di sicurezza pubblica, commentando la notizia di militari e poliziotti no vax o senza vaccino. Sarebbero circa 50mila tra gli addetti del comparto Difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Appartengono alla Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza; l’Esercito, la Marina e l’Aeronautica; i Vigili del Fuoco. La questione non è trascurabile se si considera che dal 15 dicembre c’è per loro l’obbligo vaccinale.
“Che di fronte a questa investitura di autorevolezza morale e civile – prosegue il sociologo – all’interno dei corpi militari e di Polizia ci sia una quota allarmante di persone che non hanno fatto il vaccino deve far riflettere sul sistema di reclutamento, di formazione, sulla funzione di indirizzo che deve avere la direzione politica, il Governo e il Parlamento. Bisogna chiedersi perché si mette in secondo piano l’indicazione generale alla vaccinazione e c’è una minoranza, per quanto esigua, che può fare danni. È tempo che usciamo dalla diatriba che riguarda il ‘vaccino sì’ e il ‘vaccino no’ e si guardi all’interno delle amministrazioni di questi corpi”.
“Con quali modelli culturali e morali sono stati reclutati gli appartenenti alle Forze dell’Ordine e alle Forze Armate? Questo è il punto”, secondo Fiasco, per il quale “qui c’è un individualismo, un ‘superomismo’, un distanziamento dal comune sentire dei cittadini a dai valori supremi di prevalenza della salute pubblica e dell’interesse pubblico che è allarmante”. Ma, avverte, “è inutile fare la caccia al deviante, al renitente, c’è qualcosa nel modello etico professionale all’interno di questi corpi che è andato a guastarsi, a fronte di una stragrande maggioranza degli appartenenti che dà prova di responsabilità, che si comporta con spirito di servizio e senso del dovere. La minoranza che invece assume atteggiamenti sbagliati non dovrebbe neanche esistere visto che sono persone a cui affidiamo poteri discrezionali proprio in quanto considerate affidabili e dove anche una piccola crepa è pericolosa”. Quindi, avverte il sociologo, “non serve stigmatizzare il singolo ma valutare i messaggi che vengono dalle istituzioni, dalla politica. Quando per mesi e mesi è stata diffusa un’immagine muscolare delle Forze di polizia e delle Forze Armate per motivi di propaganda politica questo ha rinforzato non lo spirito di servizio, ma la subcultura gregaria e machista o individualista che in questi ambienti non dovrebbe trovare spazio”. Fiasco conclude: “Non è accettabile che un poliziotto, un carabiniere, un militare, un medico abbia un livello di coscienza etica e deontologica media, non basta la sufficienza, ci vuole il massimo dei voti proprio per la delicatezza delle funzioni svolte”.

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