Cinema: Todi, tre giorni con il regista polacco Lech Majewski. Si inizia questa sera con “Onirica-Film of dogs” ispirato alla Divina Commedia

Tre giorni a Todi in compagnia di un grande maestro del cinema internazionale, in sinergia tra Medicinema, il Comune tuderte e l’Istituto polacco di Roma. Lech Majewski arriverà per le “Giornate di Dante” presentando al pubblico, nel Cinema Nido dell’Aquila, Via Paolo Rolli, 12 alcuni dei suoi capolavori. Oltre a “Valley of the Gods” (domani ore 18.30) e “I colori della passione” (19 dicembre ore 21), sarà al centro della scena la pellicola “Onirica-Film of dogs” ispirata in modo del tutto originale alla Divina Commedia (questa sera ore 18.30). Majewski, nato nel 1953 a Katowice (la città di Giovanni Paolo II), ha studiato nella celebre Scuola di Cinema di Łódź che ha formato artisti come Wajda, Polański, Kieślowski e Zanussi. Nei primi anni ’80, anni drammatici per la sua nazione, Majewski emigra negli Stati uniti. Qui, accanto all’attività registica (tra gli altri: “Wojaczek e Il giardino delle delizie”), si è affermato come scrittore e pittore. Oggi si divide tra vecchio e nuovo continente ed è uno dei massimi esponenti della cinematografia contemporanea.
L’occasione dantesca è preziosa per apprezzare le qualità di un artista colto e trasversale come Majewski, sensibile alle sollecitazioni di grandi artisti del passato. Dopo pittori come Bruegel e Bosch, è da Dante che il maestro ha colto lo spunto per una sorta di rappresentazione trasfigurata dei motivi essenziali della Divina Commedia. È la storia di un professore che dopo aver vissuto un’esperienza tragica con la morte per incidente della sua donna, trova nel sogno e nella lettura di Dante un modo per sublimare il dolore. In questa sorta di onirico oltretomba, l’amata scomparsa diventa una nuova Beatrice di cui il protagonista cerca senza requie un impossibile, struggente abbraccio. “Se l’opera del regista polacco mostra una notevole capacità evocativa – si legge in un comunicato – al tempo stesso sta a dimostrare quanto il massimo poema dantesco, opera, più che del Medioevo, dell’eterno, sia in grado di alimentare l’immaginario della nostra epoca. Saranno questi fattori alla base del riconoscimento offerto da Medicinema a Majewski, ‘artista totale del cinema e della pittura le cui visioni hanno incontrato nuovi orizzonti nel grande immaginario di Bosch, Brueghel e Dante Alighieri’”.

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