Esplosione a Ravanusa: Piero, “rinato” un anno fa dal Covid morto nello scoppio. Don Barbera (parroco), “tragedia immane”

Foto Carmelo Petrone

Si faceva chiamare “Lazzaro”. La sua fino all’11 dicembre scorso era stata una storia di rinascita. O di resurrezione. Come amava dire. Piero Carmina era “il professore”, docente di storia e filosofia in pensione. Aveva combattuto contro il Covid, in terapia intensiva. Ne era uscito il 13 dicembre dello scorso anno. Nella sera di sabato scorso ha perso la vita nell’esplosione che ha distrutto una palazzina e alcune vicine, a Ravanusa. “Un anno fa era stato estubato – racconta l’arciprete, don Filippo Barbera –. A giugno aveva terminato la riabilitazione. La sua gioia di vivere era immensa”. Nel giorno del suo pensionamento aveva scritto una lettera “agli alunni di ieri e di oggi”, chiedendo loro di “mordere la vita”.
Nei giorni del dolore, si mischiano disperazione e difficoltà a riconoscere i corpi dei defunti. Al numero ipotizzato tra morti e dispersi di nove persone si aggiunge anche il caso dell’errore di identificazione di una salma. Che potrebbe far salire il bilancio delle vittime. “Si potrebbe trattare di un ospite presente nella palazzina al momento dell’esplosione – spiega il sacerdote –. Inizialmente si pensava che il corpo ritrovato fosse di una donna. Ma il figlio non ha ritrovato inciso nella fede il nome del padre. Dunque, non l’ha riconosciuta. Quella salma invece non è stata reclamata al momento da nessun altro”.
Don Barbera ha benedetto nelle scorse ore le salme ritrovate. Tutte persone che lui conosceva bene. “Una di loro è Viviana. Era ministro straordinario della comunione. Nel pomeriggio l’aveva portata nelle case di alcuni fedeli. Nell’esplosione ha perso la vita”. Una “tragedia immane” che ha toccato “anziani, giovani, famiglie”. “Una tragedia sotto tutti i punti di vista”. Che poteva causare ancora più vittime se non ci fosse stata la messa nella chiesa madre, quella sera. “Almeno sei persone erano presenti. Abitavano lì vicino – racconta l’arciprete –. Quando abbiamo sentito lo scoppio, abbiamo interrotto la messa e siamo andati subito a vedere cosa fosse successo. Abbiamo pregato con un’Ave Maria e siamo scappati. Abbiamo subito visto un intero quartiere, nel centro storico, distrutto”. Nel giorno successivo allo scoppio una scuola della zona è stata allestita come punto di riferimento per l’assistenza psicologica dei familiari dei dispersi e degli abitanti della zona. Lì si sono ritrovati anche i soccorritori, don Filippo Barbera e l’arcivescovo Alessandro Damiano, che ieri ha visitato il quartiere e incontrato i residenti e i familiari dei defunti. “Ci vuole molta preghiera, la gente è spaventata”, racconta il sacerdote. Che da due giorni sta vicino alle persone giorno e notte. Molti di loro non vanno via dal luogo del crollo. C’è chi piange, chi spera e chi prega.

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