Editoria: il Centro dehoniano di Bologna interrompe la sua attività. Depositata l’8 ottobre al Tribunale istanza di fallimento

Dopo 60 anni di servizio culturale nella Chiesa italiana, il Centro editoriale dehoniano di Bologna – proprietario degli storici marchi delle Edizioni dehoniane Bologna (Edb) e Marietti 1820 – interrompe la sua attività editoriale (volumi e periodici) a seguito della crisi che ha duramente colpito l’editoria cattolica.
“Nato con il Concilio Vaticano II e ispirato decisamente alle sue istanze di rinnovamento della teologia e della prassi ecclesiale, il Centro editoriale dehoniano – che deve la sua origine all’intuizione di un gruppo di religiosi della Provincia italiana settentrionale dei Sacerdoti del Sacro Cuore –, dopo ripetuti e cospicui interventi di ricapitalizzazione da parte dei soci nell’ultimo decennio, ha intrapreso nel 2016 un percorso di ristrutturazione con l’obiettivo della continuità aziendale, anche attraverso ripetuti accordi sindacali”, si legge in una nota.
In questa ottica, si è operato attraverso la cessione e la liquidazione delle due società di servizio partecipate e attraverso il ricorso allo “stato di crisi”, concordato col Ministero del Lavoro nel marzo del 2020, grazie al quale l’azienda ha potuto accedere ad alcuni prepensionamenti e agli ammortizzatori sociali dedicati.
Tuttavia, prosegue la nota, “la forte crisi dell’editoria cattolica – già molto seria e pesantemente aggravata dalla recente pandemia – ha determinato, da gennaio ad oggi, l’esito negativo di due importanti trattative finalizzate alla cessione dell’azienda. Avendo inoltre dovuto prendere atto delle dichiarazioni sindacali di indisponibilità ad accettare qualsiasi scelta aziendale che contemplasse la riduzione anche parziale del perimetro occupazionale e l’eventuale continuità in una sede diversa, i soci si sono risolti loro malgrado per la presentazione al Tribunale di Bologna dell’istanza di fallimento ‘in proprio’, depositata in data 8 ottobre 2021”.
Nel mutato contesto sociale e culturale in cui si è venuti a operare, “la proprietà si è trovata nella drammatica situazione di dover constatare che non esistono condizioni di sostegno esterno a un simile impegno culturale e che essa non dispone più di risorse aggiuntive da poter sottrarre alla propria missione di Istituto religioso. Esprime pertanto il suo vivo rammarico sia per le ricadute gravose sulla situazione occupazionale sia per il venir meno di un servizio prezioso alla Chiesa italiana”.

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