Coronavirus Covid-19: mons. La Placa (Ragusa), “chi svolge attività e servizi pastorali sia dotato di green pass”

“Tutti coloro che svolgono attività e servizi pastorali nell’ambito della comunità cristiana, siano dotati di green pass, già previsto, peraltro, per tutti gli ambiti più importanti della vita sociale, a partire dalla scuola e dagli ambienti di lavoro”. Lo scrive il vescovo di Ragusa, mons. Giuseppe La Placa, in una lettera a tutti i sacerdoti, alla vigilia dell’inizio del nuovo anno pastorale. “Abbiamo il dovere di non esporre al rischio del contagio i nostri fedeli, soprattutto in quelle attività parrocchiali svolte in gruppo, come la catechesi o le attività coreutiche”. Non cambia nulla per i fedeli che intendono partecipare alle attività liturgiche per le quali, come è noto, non è richiesta alcuna certificazione ma solo il rispetto delle norme di distanziamento e santificazione degli ambienti, previste dal protocollo tra la Conferenza episcopale italiana e il Governo. Nulla cambia anche riguardo le visite agli ammalati da parte dei ministri straordinari della Comunione e dei presbiteri, rimanendo valido il decreto del 24 giugno scorso. “Anche questo anno pastorale, sebbene la pandemia stia a poco a poco allentando la sua morsa, lo iniziamo – scrive il vescovo – nel segno di una precarietà con la quale dobbiamo, purtroppo, ancora fare i conti; il pericolo dell’insorgere di nuovi focolai, infatti, non è ancora del tutto scongiurato. È fondamentale, pertanto, che le nostre comunità cristiane non abbassino la guardia e si impegnino ad attivare tutte le risorse che garantiscano la maggior sicurezza possibile nelle molteplici attività attraverso cui si snoda la vita ecclesiale”.
Pur riconoscendo che “da parte di alcuni ci sono non poche resistenze a sottoporsi alla vaccinazione, anche all’interno delle nostre comunità, adducendo le più svariate, rispettabili, motivazioni”, il vescovo, riprendendo le parole di Papa Francesco, indica la vaccinazione come “modo semplice ma profondo di promuovere il bene comune e di prenderci cura gli uni degli altri, specialmente dei più vulnerabili”.

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