Coronavirus Covid-19: card. Betori (Firenze) ai sacerdoti, “nell’annuncio essere testimoni di misericordia verso l’umanità ferita”

“Sono stati mesi difficili quelli che abbiamo dovuto vivere, in cui non è stato facile comporre esigenze diverse, a volte perfino contrastanti. E le difficoltà continuano a permanere. La chiave di lettura che di volta in volta ho cercato di offrirvi è stata quella di una prospettiva di equilibrio, che non intaccasse i principi, ma li collocasse nella concretezza delle situazioni”. Lo scrive il cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, nella lettera con l’indicazione di trasferimenti e nomine inviata questa mattina ai sacerdoti della diocesi. “Non è facile trovare la strada maestra della responsabilità” tra chi “è giunto ad accusare di viltà i vescovi, ritenuti mercenari e non pastori, rimproverati di non aver contestato e violato le disposizioni dello Stato”, e chi “ha accusato la Chiesa di scarsa attenzione verso la salute della gente”. Di qui la gratitudine del presule ai sacerdoti “per come avete vissuto questi giorni in spirito di comunione, anche quando le richieste da parte mia e dei miei collaboratori si sono fatte puntuali, accrescendo il vostro lavoro”. Ora, prosegue, servono “scelte sagge ed equilibrate, senza fughe in avanti” ma offrendo “alla nostra gente ciò a cui ha diritto”. “Generosità e prudenza ci guidino anche nelle scelte che facciamo circa le attività estive con i ragazzi, come pure per la ripresa di manifestazioni della devozione popolare quali le processioni”. Con la pandemia il quadro è cambiato. Anzitutto la “crescita della povertà a cui si è cercato di dare risposte nuove e più estese” richiede “interventi altrettanto se non più rilevanti nell’immediato futuro”. A preoccupare Betori è inoltre “la crisi culturale in cui è precipitato il nostro mondo”. “Dovremo fare i conti – scrive – con uomini e donne che, privati dei loro riferimenti comportamentali abituali, potrebbero anche andare totalmente alla deriva”. Tutto questo “cambia totalmente l’orizzonte dell’annuncio della fede, fino a ieri chiamato a confrontarsi con la hybris dell’uomo che pensava di non aver bisogno di Dio e degli altri; la nostra parola e testimonianza – conclude l’arcivescovo – ora dovrà invece assumere il volto mite della misericordia verso l’umanità ferita”.

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