Università: Commissione Cei educazione cattolica, “lo studio può e deve contribuire ad una sintesi più profonda tra fede e ragione”

“Newman vedeva nell’Università un luogo super partes, ove i problemi della società si potessero dibattere con libertà e franchezza, senza condizionamenti di sorta, guidati soltanto dalla ricerca della verità e del bene comune. Per questo egli amò con tutte le sue forze la coscienza, convinto che ogni essere umano fosse in grado di leggere in essa una legge morale capace di spingere a compiere il bene ed evitare il male”. Facendo riferimento alle parole di san John Henry Newman, lo ricordano i vescovi della Commissione episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università della Cei, guidata da mons. Mariano Crociata, in una lettera agli universitari, appena pubblicata, in occasione dell’avvio del nuovo accademico. “Come Agostino di Ippona prima di lui, anche Newman invitava ad ascoltare nella coscienza la lezione più importante, quella impartita dal Maestro interiore. Ciò  – osservano i vescovi – può divenire a volte oneroso, come nel suo caso, perché giunse a costargli la fama, la cattedra e l’onore. Ma egli non dubitò che seguire la propria coscienza nella ricerca della verità valesse più di tutto questo”.
I presuli augurano a tutti gli universitari di poter vivere il nuovo anno accademico “come un’esperienza di servizio e di comunione, certi che lo sforzo quotidiano profuso nella formazione e nell’apprendimento si tradurrà ben presto in responsabilità all’interno del tessuto sociale, scientifico, culturale”. I vescovi fanno notare che “c’è bisogno, infatti, di un deciso scatto in avanti, nel nostro Paese, affinché crescano la preparazione culturale e la formazione umana e, con esse, la collaborazione di tutti nel promuovere il bene comune” e rammentano le parole di Papa Francesco in “Fratelli tutti”: “Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media”.
E, riferendosi alla “Veritatis gaudium”, aggiungono: “Quanti condividiamo la fede cristiana sappiamo bene che ‘la verità non è un’idea astratta, ma è Gesù, il Verbo di Dio in cui è la Vita che è la Luce degli uomini’. E sappiamo che lo studio profondo della natura, della storia e della vita può e deve contribuire ad una sintesi più profonda tra fede e ragione, diventando anche solidarietà con tutti e carità che trasforma il mondo. È questo il nostro augurio per voi, nel vostro cammino presente e in quello futuro”.

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