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Daphne Caruana Galizia: Consiglio d’Europa pubblica l’ultima intervista nel terzo anniversario dell’assassinio. “Sono un capro espiatorio”

Daphne Caruana Galizia (Photo Council of Europe)

Un “capro espiatorio”: così doveva sentirsi – e si definiva – Daphne Caruana Galizia, giornalista investigativa maltese, uccisa in circostanze tuttora da chiarire (non si conosce ancora il mandante dell’omicidio) tre anni fa, il 16 ottobre 2017.
In occasione dell’anniversario della morte, sono molteplici le iniziative per ricordarla: il Consiglio d’Europa, in particolare, per renderle omaggio e “per sensibilizzare sui pericoli affrontati dai giornalisti nell’esercizio della loro professione”, pubblica in un volumetto l’ultima intervista rilasciata dalla giornalista. “A Mission to Inform: Journalists at Risk Speak Out” è una ricerca promossa dal CdE, curata da Marilyn Clark e William Horsley: l’intervista resa nota oggi era stata realizzata il 6 ottobre 2017, quindi a soli 10 giorni dall’attentato, per questo progetto comprendente 20 interviste a giornalisti di tutti gli Stati membri del Consiglio d’Europa. Lo studio mirava a far luce su intimidazione e pressioni subite dai giornalisti in Europa. La versione dell’intervista pubblicata oggi in inglese è stata curata dagli stessi Clark e Horsley. Secondo i redattori, l’intervista “è un primo racconto di come la giornalista, editorialista e blogger sia stata esposta per anni a molestie e intimidazioni fisiche, psicologiche, giudiziarie ed economiche da parte di molti che cercavano di dissuaderla” a svolgere il suo lavoro. Le sue parole “rappresentano una potente testimonianza del clima di paura” in cui molti giornalisti intraprendono il loro lavoro.

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