Fratelli tutti: vescovi messicani, “rispondere con nuovo sogno di fraternità che non si limiti alle parole”

“Crediamo che ‘Fratelli tutti’ ci aiuterà a continuare a trovare nuovi modi per mettere in pratica i 35 impegni che abbiamo preso nel nostro Progetto pastorale globale”. Lo scrive la Conferenza episcopale messicana (Cem), in un messaggio dedicato alla recente enciclica del Papa. “Abbiamo tutti di fronte la sfida di fare del Messico un Paese migliore, una grande comunità di sorelle e fratelli, una ‘casa sacra’, come ha chiesto la Vergine di Guadalupe, dove la fraternità e l’amicizia sociale siano possibili attraverso l’incontro e il dialogo”, scrivono il presidente della Cem, mons. Rogelio Cabrera López, arcivescovo di Monterrey, e il segretario generale, mons. Alfonso Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey.
I vescovi evidenziano cinque sfide emergenti per il Paese, che risaltano leggendo “Fratelli tutti”: “La necessità di avere un’economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che ricerca il bene comune (Ft 179); la costruzione di ponti di incontro e dialogo, superando la tentazione di creare una cultura dei muri, di costruire muri, muri nel cuore, muri nella terra per evitare questo incontro con altre culture, con altre persone (Ft 27); aumentare i posti di lavoro invece di ridurli, risultato della diversità produttiva e della creatività imprenditoriale (Ft 168); favorire che le religioni siano al servizio delle persone offrendo il loro prezioso contributo per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società (Ft 271), riabilitare la politica (Ft 166) e la partecipazione dei cittadini, operando per un ordine sociale e politico la cui anima è la carità sociale (Ft 180) e il bene comune”.
“Come pastori e insieme con il popolo del Messico – si legge nel messaggio -, siamo impegnati per la pace e le cause sociali” e “invitiamo tutti a rispondere con un nuovo sogno di fraternità e amicizia sociale, che non rimanga solo nelle parole ma trascenda nelle opere e nel contesto dell’inattesa pandemia del Covid-19, che ci sfida come Paese a fare qualcosa per i fratelli più poveri, per quelli che subiscono la violenza, per i migranti, i malati, gli anziani, i giovani, le famiglie, le comunità educative, per la casa comune e per tutte quelle persone di buona volontà che hanno bisogno della nostra vicinanza e sostegno”.

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