Giordania: Amman, centro Nostra Signora della pace continua a fornire servizi nonostante la pandemia

Giordania

Nonostante la pandemia il centro Nostra Signora della pace, di Amman, continua a fornire servizi essenziali, gli stessi che offre dal 2004, da quando venne istituito dal Patriarcato Latino di Gerusalemme per andare incontro ai bisogni di molti bambini, di età compresa tra i 5 e i 14 anni con disabilità mentali e fisiche. È noto, infatti che in molti paesi del mondo arabo, i bambini con disabilità non hanno ancora pari diritti e opportunità nell’istruzione, per non parlare della necessità di centri più specializzati che forniscano loro assistenza. In mezzo alle chiusure e i blocchi imposti dai governi per frenare la diffusione del Coronavirus, le istituzioni educative hanno adottato la didattica a distanza per permettere che il processo di insegnamento e di apprendimento continui. Tuttavia, non sono state ancora trovate soluzioni efficaci per integrare adeguatamente i bambini con disabilità in questo sistema didattico, non adatto alle loro esigenze. Il centro di Amman, fanno sapere dal Patriarcato latino, pur non ricevendo nuovi pazienti – sarà così fino alla fine del 2020 – continua con quelli già in cura. Le attività scolastiche collettive sono state sospese, mentre la didattica è proseguita, limitandosi a sessioni individuali tra insegnanti e studenti. Il centro ha anche ridotto l’accesso del numero di persone dall’esterno, per dare tempo sufficiente per la pulizia e la disinfezione tra le sessioni. Tutti i dipendenti e i pazienti sono tenuti a rispettare le precauzioni di sicurezza. Tuttavia, l’apporto dei volontari locali e internazionali si è interrotto a causa della sospensione in tutto il Paese del programma di volontariato e della chiusura dell’aeroporto. “Il centro dipende molto dalle donazioni nazionali e straniere per poter funzionare e, con la diffusione del coronavirus in tutto il mondo, molti donatori non sono stati più in grado di aiutarci finanziariamente come prima”, afferma padre Shawki Baterian, direttore del centro di Amman. “Abbiamo anche dovuto ridurre del 20% l’orario di lavoro dei dipendenti e il loro stipendio. Vorrei comunque esprimere i miei ringraziamenti e tutta la mia gratitudine verso coloro che hanno sostenuto il centro e continuano ad offrire il loro aiuto durante questa pandemia”.

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