Striscia di Gaza: 4 Ong chiedono immediato cessate il fuoco e protezione civili, ingresso aiuti umanitari, fornitura acqua, carburante e beni essenziali

Un appello urgente a a tutte le parti in conflitto, ai leader mondiali e alla comunità umanitaria globale perché “chiedano un cessate il fuoco immediato per garantire la protezione dei civili e la fornitura senza ostacoli di beni essenziali, compresa l’acqua, verso e all’interno della Striscia di Gaza”. A rivolgerlo è Azione contro la fame insieme con Norwegian Refugee Council, Oxfam e Weworld. Dal 7 ottobre, affermano le Ong, “la crisi umanitaria a Gaza è peggiorata significativamente a causa dell’escalation delle ostilità. Esacerbata da 16 anni di blocco e da molteplici cicli precedenti di devastanti escalation di violenza, la Striscia di Gaza si trova ora ad affrontare un bisogno catastrofico di acqua, servizi igienici e sanitari, essenziali per la sopravvivenza dei suoi 2,3 milioni di abitanti, metà dei quali sono bambini”.
Di qui l’appello affinché “tutte le parti rispettino il diritto umanitario internazionale, che richiede la protezione dei civili e la protezione delle infrastrutture critiche per la sopravvivenza della popolazione civile”; per “un aumento significativo del numero di camion giornalieri di aiuti umanitari che entrano a Gaza” includendo “un aumento della fornitura di risorse idriche e igienico-sanitarie per far fronte ai bisogni estremi della popolazione locale. Gli aiuti umanitari devono includere articoli per l’igiene personale, domestica e istituzionale, prodotti per la pulizia e l’afflusso vitale di pezzi di ricambio e materiali necessari per le riparazioni urgenti delle infrastrutture idriche danneggiate dalla guerra”. Le quattro Ong chiedono inoltre che tutte le parti “concordino sull’immediata fornitura di carburante a Gaza”, essenziale per “riattivare e rafforzare le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie necessarie per la sopravvivenza della popolazione civile”, e il ripristino incondizionato, illimitato e continuo di tutta l’acqua fornita da Israele a Gaza attraverso le tre linee di approvvigionamento idrico Mekorot”. L’appello si conclude con la richiesta di protezione delle comunità dell’Area C della Cisgiordania dal “rischio di trasferimenti forzati”, con la richiesta che “gli autori di violenze contro queste comunità siano chiamati a risponderne”. Ultimo punto, “la fine delle restrizioni al movimento delle comunità palestinesi in Cisgiordania per consentire l’accesso a beni e servizi a queste comunità vulnerabili”.

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