Ucraina: Oim-Unhcr-Unicef, 8 azioni chiave di prevenzione e risposta alla violenza di genere

Dall’inizio della guerra in Ucraina molte sono state le testimonianze di molestie e violenze sessuali, compreso lo stupro, ricevute dai servizi di contrasto alla violenza di genere. Lo sottolineano, a 100 giorni dall’inizio del conflitto, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) e il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef). Le organizzazioni promuovono otto azioni chiave per rafforzare gli sforzi già in essere per una risposta adeguata e tempestiva alla violenza di genere e chiedono ai soggetti impegnati nell’emergenza di prioritizzarle. In particolare, si chiede di “rafforzare l’accesso a servizi di qualità in risposta alla violenza di genere per le donne e le ragazze fuggite dall’Ucraina e da altri Paesi, attraverso un sistema di supporto integrato e l’assistenza di mediatrici e mediatori linguistico-culturali o interpreti formati, in linea con il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne”. Si richiede poi di “rafforzare l’accesso alle informazioni sui servizi di risposta alla violenza di genere, tenendo conto dell’età, della cultura e della lingua delle donne e delle ragazze fuggite dall’Ucraina, o di altre nazionalità”. Essenziale è poi “promuovere standard minimi di tutela nei confronti delle donne e delle ragazze che giungono in Italia”, “prevenire il rischio di tratta di esseri umani e sostenere le persone sopravvissute alla tratta, diffondendo informazioni corrette ed adeguate all’età, al genere e alla cultura”. Necessario anche “garantire la sicurezza delle donne e delle ragazze ospitate in Italia, attuando processi di mitigazione del rischio di violenza di genere nell’ambito delle diverse forme di accoglienza”. Oim, Unhcr e Unicef chiedono anche di “rafforzare la capacità del sistema di assistere tempestivamente le persone sopravvissute a violenza di genere, investendo sulla preparazione di operatori e operatrici in prima linea di fornire una risposta iniziale e di indirizzare prontamente le persone sopravvissute a servizi specializzati”. Bisogna poi “garantire la consultazione e la partecipazione di donne e ragazze, includendo la loro voce per la definizione delle strategie di risposta” e “rafforzare la raccolta e analisi di dati disaggregati per genere, per progettare meglio i programmi ed erogare i servizi in base alle relative esigenze”.

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