Guerra in Siria: Avsi e Pro Terra Sancta, si allarga “Ospedali Aperti”, un nuovo centro medico a Latakia per i siriani più vulnerabili

Latakia (foto Ats)

Si amplia “Ospedali Aperti”, il progetto voluto dal nunzio apostolico in Siria, card. Mario Zenari, che si avvale come partner tecnico della Fondazione Avsi e gode del patrocinio del pontificio Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale. A Latakia, città portuale nel Nord della Siria, sarà aperto un dispensario che arriverà ad assistere gratuitamente 300 persone. Un aiuto importante “in un contesto provato dalla guerra e schiacciato dalla povertà, imputabile alle sanzioni internazionali che hanno colpito la Siria”. Il nuovo centro medico è stato aperto in collaborazione con l’ong “Pro Terra Sancta”: nella struttura, messa in cantiere da gennaio e finalmente operativa, saranno presenti un farmacista, un reumatologo e un ingegnere gestionale con abilità organizzative in ambito sanitario. Questi provvederanno alla distribuzione gratuita dei farmaci, a mantenere aggiornate le liste dei beneficiari con le rispettive necessità, e a procedere a visite di medicina generale. Il costo delle cure sarà ripartito a metà tra Pro Terra Sancta e Avsi. A Latakia è stato intenso l’afflusso di rifugiati in fuga dalla guerra; questo ha portato ad una situazione di crisi sociale e ha reso necessarie risposte umanitarie rapide. Ad oggi, l’ambito sanitario è gestito però per lo più privatamente e il settore pubblico non riceve finanziamenti adeguati. Metà degli ospedali e dei centri di pronto soccorso della città sono chiusi a causa delle sanzioni che hanno colpito la Siria. Le fasce più povere della popolazione sono del tutto sprovviste di assistenza medica. In questa situazione, i danni provocati dalla pandemia da Covid-19 non possono ancora venire calcolati a fondo. “Non si trova personale medico o paramedico in Siria, fuggito in gran parte negli ultimi otto anni. Non si possono mantenere operativi i macchinari, perché le industrie siriane sono in sofferenza, se non sono del tutto chiuse. Non si ha accesso a beni di base come elettricità, acqua corrente, benzina e gas – denunciano Eva Makoyan e Henriette Younes, cofirmatarie del progetto -. La situazione economica e l’embargo ai danni del Paese hanno poi acuito la povertà della popolazione, già provata dalla guerra. A questo si aggiunge l’impatto della pandemia da Covid-19: la sanità pubblica è semplicemente collassata davanti al bisogno della gente di ricevere assistenza medica”. Per padre Fadi Azar, supervisore della nuova struttura “possiamo aiutare ad oggi 263 persone affette da malattie croniche. Le assistiamo anche con cure mediche e medici professionisti. Il nostro obiettivo è di arrivare ad aiutare 300 persone. Il sistema sanitario qui in Siria è povero: c’è scarsità di medicine che non si trovano, e dobbiamo cercarle in Giordania e in altri Paesi. Il nostro dispensario assiste persone cristiane e musulmane; vengono tutti quelli che davvero sono poveri, che non possono acquistare le medicine (il prezzo dei medicinali è decuplicato dall’inizio della guerra, e viene rivisto al rialzo ogni sei mesi).  Grazie a questo progetto possiamo provvedere ai nostri pazienti”.

Ospedali Aperti” in Siria è il progetto ideato nel 2016, e divenuto operativo nel 2017, grazie all’iniziativa del card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, e all’appoggio del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. L’obiettivo principale è quello di assicurare l’accesso gratuito alle cure mediche ai siriani poveri, attraverso il potenziamento di tre ospedali non profit: l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco, e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo. Il progetto, che si avvale del supporto tecnico di Avsi conta sull’aiuto di diversi “donors”, tra cui la Cei, la fondazione “Policlinico universitario Gemelli”.

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