Coronavirus Covid-19: Cauda (Gemelli), “chiusure ‘chirurgiche’ per tentare di evitare il lockdown totale”

“Prima di arrivare ad un lockdown totale” si potrebbe tentare la via delle ‘chiusure chirurgiche'”. Lo sostiene in un’intervista al Sir Roberto Cauda, ordinario di malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma. Dopo l’Umbria per due terzi in zona rossa, Pescara e Chieti in zona rossa e da oggi anche quattro Comuni della Lombardia, qualcuno suggerisce un lockdown generalizzato. “Lo scenario – afferma Cauda – richiede un inasprimento delle misure, con un particolare focus sulle zone dove le varianti stanno circolando. È chiaro che, aldilà di ogni altra considerazione di natura economica, sociale, psicologica, un lockdown generalizzato funziona. A mio giudizio andrebbe però fatto sul modello israeliano, ossia assicurando contemporaneamente una vaccinazione di massa per evitare una ripresa dei contagi alla riapertura”. Per l’esperto, “prima di arrivare ad un lockdown totale che implicherebbe la chiusura delle scuole e di altre attività che verrebbero molto penalizzate dal punto di vista economico, si potrebbe tentare la via delle ‘chiusure chirurgiche”’ e “un rafforzamento delle misure già esistenti tenendo d’occhio tre parametri: l’Rt, il ricovero in ospedale, il ricovero in terapia intensiva”. Sull’utilizzo degli anticorpi monoclonali: solo in soggetti ad alto rischio, o per età o per comorbilità, e nella fase precoce del contagio, “non sono una strategia preventiva utile perché non impediscono l’infezione: la loro somministrazione deve essere effettuata solo in chi l’ha già contratta. Inoltre, a parte i costi elevati, esistono oggettive difficoltà di approvvigionamento”. “Un’arma potente, da utilizzare in casi molto selezionati” ma, conclude, “sarei più favorevole, una volta esperite le doverose verifiche degli enti regolatori, ad impiegare i vaccini prodotti in Russia e in Cina”.

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