Coronavirus Covid-19: Vicari (neuropsichiatra), “senza scuola, bambini e ragazzi più esposti alle loro fragilità”

“Potremo valutare solo a distanza di tempo gli effetti del lockdown, anche perché non siamo certi di quando finirà, ma stiamo iniziando a vedere, soprattutto negli adolescenti, un aumento di ansia e di depressione”. A parlare in un’intervista al Sir è Stefano Vicari, responsabile dell’Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. L’esperto commenta gli effetti del Covid-19 – in particolare la chiusura delle scuole – su bambini e adolescenti e rimarca che per i ragazzi con disturbi del comportamento o disabilità intellettive, al confinamento fra le pareti domestiche si è aggiunta anche la sospensione delle terapie e la mancanza dei centri diurni “con la conseguenza di regressioni nelle acquisizioni raggiunte”. Vicari riferisce di telefonate di “genitori preoccupati perché i loro figli, sospeso il trattamento, mostrano maggiori difficoltà di gestione dei propri comportamenti a volte disfunzionali”. Di qui l’impegno per “formare i genitori a distanza insegnando loro a gestire le difficoltà dei figli e a proporre loro attività per aiutarli a non perdere le competenze acquisite”. I centri diurni territoriali, attualmente chiusi, “sono stati incoraggiati a promuovere trattamenti a distanza, oppure a favorire quelli a domicilio”, ma “mi stupisce – chiosa senza giri di parole – la scarsa attenzione nei confronti di bambini e adolescenti, soprattutto di quelli con difficoltà, da parte di chi ha avuto la responsabilità di guidarci in questo periodo di emergenza”. Secondo Vicari, non si è riflettuto abbastanza sull’impatto del prolungamento della chiusura della scuola fino a settembre. Scuola che “non è solo un parcheggio per consentire ai genitori di tornare a lavorare, e nemmeno un luogo per fornire competenze” o “insegnare loro un mestiere. È un’agenzia educativa tra le più potenti che abbiamo: se manca la scuola, i bambini e i ragazzi sono più esposti alle loro fragilità perché viene meno un contenitore emotivo importante e un ammortizzatore di tensioni come quello costituito dalla relazione con i pari”.

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