Massimo Milone: Varagona (Ucsi), “era un fiume in piena, pieno di idee e progetti”

“L’avevo visto solo pochi giorni fa, a Roma. Ero rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua telefonata: non aveva WhatsApp e le sue comunicazioni erano solo ‘analogiche’. Era rimasto colpito da Desk, la rinnovata rivista Ucsi, e ne voleva una copia cartacea. Ma sentivo che era il pretesto per una chiacchierata, come ai vecchi tempi. Entrambi con decenni di esperienza Ucsi, anche se lui di vertice, io periferica, come di Rai, e anche in questo caso lui di vertice, io periferica”. Così il presidente dell’Ucsi, Vincenzo Varagona, ricorda l’ex direttore di Rai Vaticano e già presidente nazionale dell’Ucsi, Massimo Milone, scomparso oggi. “Entrambi eravamo a una svolta, io avevo lasciato la Rai accettando l’avventura della presidenza Ucsi, lui in pensione, con, comunque, il continuo pendolarismo Napoli-Roma. Non è semplice uscire così dalla direzione di Rai Vaticano. Era un fiume in piena, per le cose che avrebbe fatto e quelle che avrebbe voluto fare. Pieno di idee e progetti. Come quando era direttamente impegnato in Ucsi”.
Milone era stato presidente per sei anni, dal 2002 al 2008. Prima un triennio da segretario, con la presidenza di Emilio Rossi. “Quanto, in questi anni, abbiamo discusso, su come modernizzare l’associazione, su quali proposte attuare per sensibilizzare tanti colleghi sulla necessità di un nuovo stile professionale. Mi aveva chiamato, quindi, per rallegrarsi e incoraggiarmi. ‘Tu sai, diceva, quanta fatica ci vuole per fare le cose in cui credi…’. Per questo aveva apprezzato la rivista, per la quale a suo tempo si era battuto, rendendola – anche lui – un prodotto ricercato. Gli dicevo: adesso che sei in pensione ci darai una mano! Ma ero il primo a sapere che l’andata in pensione non gli avrebbe regalato più tempo. Anzi. Gli avrebbe regalato un tempo diverso. Poi, la notizia di questa notte, di fronte alla quale restiamo tutti attoniti, impotenti, non attrezzati. I cattolici hanno un orizzonte diverso, di fronte alla morte. Ma tra il dire e il fare c’è davvero tanta strada. Quando muore una persona cara si cerca in tutti i modi di coglierne il senso, e lo si trova solo in questa prospettiva. C’è la bios, la vita terrena, e la Zoe, la dimensione eterna della vita in confronto alla quale la vita terrena appare davvero piccola cosa. Piccola, ma importantissima. E allora le parole in questo momento servono a poco. Il dolore è fortissimo. Cerchiamo di dargli un significato, perché è una cosa molto utile e ci stringiamo attorno alla famiglia, con un unico abbraccio, cercando quell’orizzonte verso cui sta guardando anche massimo. Ciao Max, caro amico. È solo un affettuoso arrivederci”.

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