Papa Francesco: p. Spadaro, “misericordia è parola chiave del suo pontificato”, secondo lui “può cambiare il mondo”

La misericordia è “uno dei pilastri” del pontificato  di Papa Francesco, come testimonia il suo motto episcopale “Miserando atque eligendo”. Lo afferma p. Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, che in occasione dei dieci anni dall’elezione del Papa approfondisce il tema nel quaderno n. 4.146 in uscita sabato 18 marzo e come di consueto anticipato al Sir.
Essa, spiega, si può identificare come il “nome di Dio”, ma anche il suo “tempo”. Spadaro ricorda come , alla vigilia della IV domenica di Quaresima, in San Pietro, il 13 marzo 2015 – secondo anniversario della sua elezione –, davanti a un’assemblea riunita per celebrare la liturgia penitenziale, Francesco aveva annunciato l’indizione di “un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio”, e l’11 aprile successivo, vigilia della II domenica di Pasqua, detta della Divina Misericordia, aveva indetto il Giubileo con la Bolla Misericordiae Vultus.
“Ecco, questo sono io: ‘un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi’. E questo è quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice”, ha raccontato Francesco nell’intervista a La Civiltà Cattolica nel 2013. Egli, prosegue Spadaro, “si definisce un peccatore che ha sperimentato la misericordia. E infatti mi ha sussurrato la frase latina che ha pronunciato dopo la sua elezione: ‘Peccator sum, sed super misericordia et infinita patientia Domini nostri Iesu Christi confisus et in spiritu penitentiae accepto'”. Francesco sa di essere un peccatore ma questo non lo porta ad una percezione di sfiducia in sé stesso, “perché la sua risposta è stata: ‘Accetto’. L’unico motivo che fonda la sua decisione è la fiducia ‘nella misericordia e nella infinita pazienza del Signore nostro Gesù Cristo’. E l’accettazione del pontificato avviene in ‘spirito di penitenza'”, l’analisi di Spadaro. In altri termini, la tesi del direttore de La Civiltà Cattolica, “se Bergoglio non avesse confidato nella misericordia (super misericordia…), non avrebbe accettato. Le sue sono parole forti, non ‘pie’ o di circostanza. E numerose sono le testimonianze del fatto che la misericordia è la parola chiave”. Misericordia che per lui, prosegue Spadaro, “ha una dimensione radicalmente temporale. Come passato, è la dimenticanza del male; come presente, è l’urgenza di salvare la vita; come futuro, è la pazienza della cura, del ‘trattamento’. Ed è un processo che prende varie forme, anche linguistiche, ma spesso non verbali, come l’abbraccio,
l’empatia, la consolazione”. Per il Papa, “la misericordia può mutare il significato dei processi storici: ‘Misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo'”.

 

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