Festival Dottrina sociale: De Bernardis (astrofisico), “per la guerra sospesi molti progetti, bloccate conoscenza e collaborazioni di chi lavora per la pace”

(da Verona) “La guerra ha bloccato le attività del satellite Rosita; è fermo in standby per ragioni politiche non perché l’hanno voluto gli scienziati. E ci sono altri esempi di progetti sospesi. Certo, provocano effetti minuscoli rispetto alla tragedia della guerra, ma bloccano conoscenza e collaborazioni tra ricercatori e scienziati che lavorano per la pace”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Paolo De Bernardis, astrofisico e docente all’Università di Roma “La Sapienza”, durante il panel “Costruire relazioni di pace con la ricerca scientifica” nella prima giornata della XIII edizione del Festival della Dottrina sociale della Chiesa che si terrà fino al 26 novembre presso il Palaexpo Verona Fiere sul tema “Socialmente liberi”.
Impegnato nello studio dell’universo primordiale, l’astrofisico ha rivelato che “è assolutamente affascinante l’immagine del mondo 13,7 miliardi di anni fa”. “Fare misure è molto difficile”, ha spiegato, aggiungendo che ci sono volute “generazioni di sperimentatori” e “ha richiesto la collaborazione internazionale” per lo “scambio dei dati”. Anche in questo ambito, come in molti riguardanti la ricerca scientifica, si lavora “senza nessuna barriera in equipe internazionali, con colleghi che sai essere probabilmente più bravi di te”. “C’è collaborazione e stima dei colleghi – ha proseguito – indipendentemente dalla latitudine o longitudine di provenienza”. Il fatto che “in ambienti estremi tutti dipendano dagli altri” e che ci sia “un obiettivo comune” fa sì che “nascono amicizie e collaborazioni che durano poi per anni”. “L’aiuto reciproco – ha aggiunto – è la parole d’ordine in ambienti ostili, come in Antartide: l’unico continente nel quale le risorse non sono ancora state sfruttate; prima o poi – ha prospettato – forse lo status di continente abitato solo per la ricerca non lo riusciremo a mantenere”. De Bernardis ha ricordato gli “esempi nobili di scienziati che si sono spesi contro la proliferazione nucleare dopo Hiroshima e Nagasaki spiegando al mondo i rischi, a volte con successo altre meno”. Poiché “tutti vediamo lo stesso cielo, osserviamo lo stesso universo”, l’astrofisico ha messo in evidenza la “possibilità che la scienza ha di fare la pace, di fare comunità. Dobbiamo cercare di fare il possibile in questo”, anche perché “il progresso scientifico può essere utilizzato bene o male; si può utilizzare la scienza per costruire la pace ma – ha riconosciuto – ci sono esempi, tanti purtroppo, in cui la scienza la si è utilizzata male”. Come scienziato, ha precisato, “sento la responsabilità di rendere pubbliche le mie scoperte, anche perché non c’è modo di fermare la curiosità umana, e se non pubblicassi le mie scoperte altri prima o poi lo farebbero”. “Ciò che è importante – ha chiarito – è indicare gli utilizzi proficui di ciò che è stato scoperto. Dev’essere poi la comunità ad intervenite per bloccare eventuali utilizzi nocivi”. Infine, un pensiero alle giovani generazioni: “Bisogna aiutare la curiosità dei giovani, che hanno troppi stimoli. Dobbiamo mettere la nostra conoscenza a servizio della comunità, con i mezzi che ci vengono messi a disposizione. Facciamo del nostro meglio, ma non è facile”.

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