Migranti: nel 2020 oltre 118mila cittadini extracomunitari sono divenuti italiani. Nel Paese il 7,1% dei lavoratori non sono comunitari

Nel corso del 2020 sono stati 118.513 i cittadini di origine non comunitaria divenuti italiani (il 4% in più rispetto all’anno precedente), originari prevalentemente di Albania e Marocco – che insieme coprono quasi due quinti delle acquisizioni. È uno dei dati che emergono dai Rapporti annuali dedicati alle comunità migranti in Italia, curati dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali – Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione con la collaborazione di Anpal Servizi spa.
A conferma del progressivo grado di integrazione della popolazione non comunitaria nel nostro Paese, si è rilevato un costante aumento della quota di titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei regolarmente soggiornanti: al 1° gennaio 2021 è pari al 64,4% (era il 63,1% nel 2020). Le comunità che fanno rilevare una maggiore quota di lungo soggiornanti sono quella moldava, ecuadoriana, ucraina, tunisina, marocchina, filippina e peruviana.
Dai Rapporti emerge che il 7,1% della forza lavoro in Italia è di cittadinanza non comunitaria. “Il 2020 – viene spiegato – ha segnato un sostanziale mutamento nelle tendenze del mercato del lavoro consolidatesi nel corso dell’ultimo decennio, facendo rilevare per la popolazione non comunitaria nel suo complesso un calo dell’occupazione e un incremento dell’inattività”. Il tasso di occupazione femminile, pari al 41,5% sul totale dei non comunitari, risulta più elevato nelle comunità filippina (72,5%), peruviana (63,2%), ucraina (61,9%), e cinese (59,6%), mentre risulta minimo nelle comunità pakistana (4,3%), bangladese (5,8%) e egiziana (7,8%). L’inattività femminile – viene osservato – “per molte comunità raggiunge valori allarmanti”: una quota superiore all’80% delle donne egiziane, pakistane, bangladesi e indiane di età compresa tra 15 e i 64 anni risulta in condizione di inattività.
“Rilevante” viene ritenuto anche “il protagonismo della popolazione non comunitaria in ambito imprenditoriale”: sono infatti 498.349 le imprese guidate da cittadini extra Ue nel 2020, in aumento del 2,5% rispetto all’anno precedente. Nel complesso, rappresentano l’8,2% delle imprese del Paese.
Infine, nel 2020, nonostante le ripercussioni generate dalla pandemia, sono in crescita le rimesse inviate dal nostro Paese verso Paesi Terzi, con una variazione positiva del 16% rispetto al 2019. Si tratta di circa 6 miliardi di euro diretti prevalentemente verso l’Asia (41,3% delle rimesse in uscita dall’Italia).

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