Migranti: la denuncia di sette organizzazioni per i diritti umani, “2.162 respingimenti illegali alle frontiere europee nei primi tre mesi del 2021”

Nei primi tre mesi del 2021 le autorità hanno impedito illegalmente a 2.162 uomini, donne e bambini di cercare protezione in Europa, nei valichi di frontiera in Italia, Grecia, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord e Ungheria. “Più di un terzo dei respingimenti documentati ha comportato abusi fisici e aggressioni, furti, estorsioni e distruzione di beni personali, per mano delle polizie  di frontiera e delle forze dell’ordine nonché violazioni di diritti come quello di accesso alla procedura di asilo”. È quanto emerge nel rapporto Responsabilità respinte: violazioni dei diritti umani come trattamento di benvenuto alle frontiere europee diffuso oggi da sette organizzazioni che tutelano i diritti umani ( Danish refugee council, Asgi, Diaconia valdese, Hungarian helsinki committee, Humanitarian center for integration and tolerance, Macedonian young lawyers association, Greek council for refugees), che hanno  raccolto le testimonianze di migliaia di respingimenti illegali di migranti e rifugiati mentre cercavano di attraversare i confini dell’Europa. “Il quadro agghiacciante che emerge da questo report – commenta Caterina Bove, dell’Asgi (Associazione studi giuridici immigrazione) – ci palesa ancora una volta le dimensioni e le atroci conseguenze dei respingimenti alle frontiere”. Il rapporto documenta inoltre 176 casi dei cosiddetti “respingimenti a catena” in cui i rifugiati e i migranti sono stati forzatamente inviati attraverso più frontiere tramite una cooperazione informale tra gli Stati per aggirare la loro responsabilità e spingere gruppi indesiderati fuori dall’Ue. “Questo potrebbe essere avvenuto dall’Italia o dall’Austria passando per Paesi come la Slovenia e la Croazia fino a un terzo Paese come la Bosnia-Erzegovina”, dicono le organizzazioni. “Per monitorare il rispetto dei diritti, è essenziale istituire meccanismi nazionali indipendenti per monitorare le frontiere e avviare automaticamente le indagini una volta che le prove vengono raccolte dal meccanismo o gli vengono riferite”, concludono le organizzazioni, che hanno avviato una azione congiunta denominata Protecting rights at Borders (Prab) Initiative per promuovere la tutela dei diritti umani lungo le frontiere europee.

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