Giornata del malato: Fnopi, “infermieri sempre accanto a malati e familiari. Per migliore assistenza potenziare mezzi e persone”

“La Giornata mondiale del malato assume quest’anno un significato davvero importante e davvero mondiale: la pandemia ha colpito tutto e tutti”, afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), in occasione della ricorrenza odierna. “Proprio per le dimensioni planetarie della gravità che questa situazione ha assunto e sta continuando a manifestare – prosegue – gli infermieri sentono questa giornata non esclusivamente come momento celebrativo e di massimo rispetto per chi soffre, ma come il pieno coinvolgimento della loro professionalità e del loro compito non solo clinico, ma anche morale e deontologico verso le persone”. “Anche gli infermieri – sottolinea la presidente Fnopi – fanno parte della categoria dei ‘malati’ seguendo le percentuali Inail che tra gli operatori sanitari contagiati da Covid indica che questi sono per l’82% infermieri (oltre 90mila quindi e 80 di loro non ce l’hanno fatta). Ma per noi questa giornata rappresenta un tributo ai nostri assistiti, alle persone che ce l’hanno fatta e a quelli che non ci sono più, nella certezza di non aver mai abbandonato nessuno nel momento del bisogno”.
“Gli infermieri all’interno delle équipe sono stati accanto ai pazienti, ai loro letti, vicino ai loro familiari. Hanno consentito tante volte a questi di comunicare con i loro cari, di poterli vedere. E spesso purtroppo sono anche state le persone che hanno accompagnato gli ultimi istanti di vita dei loro assistiti”. “Questo carico emotivo – conclude Mangiacavalli – gli infermieri se lo portano dentro e lo custodiscono in maniera preziosa e la giornata di oggi è per chi hanno preso per mano e ogni giorno davvero non hanno mai lasciato solo” Do qui l’auspicio che “chi ha la responsabilità di organizzare assistenza e servizi, comprenda che la vicinanza degli uomini ha anche necessità di mezzi e di persone per non rischiare che tutto resti solo una celebrazione”.

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