Funerali Paolo La Rosa: mons. Pennisi (Monreale), di fronte a “distorta percezione del bene e del male” siamo “tutti chiamati ad educarci e a educare alla vita buona del Vangelo”

“Sgomento e raccapriccio” sono i sentimenti espressi oggi da mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, “per la tragica morte di Paolo, frutto di una violenza disumana, nella quale non si riconoscono le comunità di Cinisi e di Terrasini”. Lo ha detto, durante l’omelia per i funerali, in corso a Cinisi, del giovane assassinato al culmine di una lite, a Terrasini, in provincia di Palermo.
Il presule ha espresso “la più dura condanna morale per chi ha commesso questo atroce delitto che denota un clima di violenza, la mancanza del santo timor di Dio e dei valori morali fondamentali a partire dalla sacralità della vita umana”.
“Ci troviamo dinanzi all’assenza di ogni sentimento umano, che porta a prevaricare, a comportamenti aggressivi fino ad arrivare a eliminare la vita di un altro essere umano. Siamo di fronte a un diffuso analfabetismo etico, per una distorta percezione del bene e del male”, la denuncia di mons. Pennisi, che ha lanciato un appello: “Le famiglie, le scuole, le pubbliche istituzioni, i mezzi di comunicazione, la Chiesa, a partire dalla tragica morte di questo giovane, siamo tutti invitati a riflettere su alcuni aspetti negativi della nostra società, dove la violenza in tutte le sue forme, l’illegalità, l’omertà, l’indifferenza, continua a minacciare la sicurezza delle nostre città. Siamo tutti chiamati ad educarci e a educare alla vita buona del Vangelo”.
Sul desiderio di vendetta, l’invito dell’arcivescovo, “deve prevalere la ricerca della giustizia che deve tendere a riparare il male, ad impedire che simili atti criminosi si ripetano, a rieducare chi ha sbagliato con una giusta pena. Al desiderio di giustizia deve accompagnarsi il rifiuto del cerchio diabolico della violenza e della vendetta e la pietà cristiana che ci fa dire con Gesù sulla croce davanti ai suoi crocifissori: ‘Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno'”.
E ha concluso: “La risurrezione dell’amico Lazzaro da parte di Gesù ci aiuti a piangere con chi piange per la morte di Paolo, a pregare per coloro che sono morti a causa del peccato; ci aiuti, soprattutto, a risorgere dalle nostre morti: il quieto vivere che c’impedisce di impegnarci nella ricerca del bene comune, la mancanza di coraggio nella lotta per la giustizia, l’assuefazione alla violenza, l’odio e il rancore”.

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