Università: mons. Russo (Cei), “la grande sfida della saggezza”. “La missione della cultura e della ricerca rendere l’uomo più uomo e l’umanità più umana”

“La comunità universitaria che stiamo delineando possiede un’altra caratteristica fondamentale, quella di non essere sufficiente a sé stessa”. Lo ha detto oggi pomeriggio il segretario generale della Cei, mons. Stefano Russo, intervenendo al webinar “L’Università davanti alle sfide attuali e future: valori, prospettive, responsabilità”, promosso oggi pomeriggio dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. Per il presule “è lecito chiedere all’Università di aprirsi al mondo e di contribuire a ‘pensare e generare un mondo aperto’. Lo faccia nel suo modo proprio: mediante una formazione di qualità, all’altezza della dignità e della vocazione della persona umana; mediante la sua rete globale di scambi e collaborazioni; mediante le opportunità consentite dalla sua ‘terza missione’ ovvero dalla condivisione di sapere e di innovazione a favore della crescita comune”.
Mons. Russo ha, poi, citato quella che considera la sfida grande dell’Università, ossia “la sfida della saggezza”. Essa infatti “deve essere il ‘lievito culturale e scientifico’ della società, aiutando i giovani (e non solo) a capire criticamente se stessi e il mondo che li circonda”. Per il segretario generale della Cei, “l’enfatizzazione posta oggi sulla didattica a distanza, peraltro strategica in diverse circostanze, e sulle esigenze del mercato rischiano di contribuire a far perdere di vista l’autentica missione della cultura e della ricerca, che è rendere l’uomo più uomo e l’umanità più umana”. Purtroppo, ha aggiunto, “la nostra società non è immune da una concezione utilitaristica e mercantilistica della formazione. Ne vediamo i riflessi, ad esempio, nel fatto che le valutazioni dei sistemi educativi siano affidate a organismi internazionali di carattere finanziario o deputati primariamente allo sviluppo economico e al commercio. Lo tradisce anche il nostro linguaggio, in cui l’apprendimento è incentrato su parole quali debito e credito”. Di qui “il rischio” che dall’esperienza universitaria “resti fuori proprio il ‘cuore della vita’ e ‘ciò che è essenziale per dare un senso all’esistenza’”.

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