Papa Francesco: Angelus, “è un peccato esibire la patente di credenti per giudicare ed escludere”

(Foto Vatican Media/SIR)

No alla “tentazione della chiusura”. È l’invito del Papa, durante l’Angelus d ieri, in chi ha spiegato che “ogni chiusura fa tenere a distanza chi non la pensa come noi e questo – lo sappiamo – è la radice di tanti mali della storia: dell’assolutismo che spesso ha generato dittature e di tante violenze nei confronti di chi è diverso”. “Ma occorre anche vigilare sulla chiusura nella Chiesa”, il monito di Francesco: “Perché il diavolo, che è il divisore – questo significa la parola ‘diavolo’, che fa la divisione – insinua sempre sospetti per dividere ed escludere la gente. Tenta con furbizia, e può succedere come a quei discepoli, che arrivano a escludere persino chi aveva cacciato il diavolo stesso!”. “A volte anche noi, invece di essere comunità umili e aperte, possiamo dare l’impressione di fare ‘i primi della classe’ e tenere gli altri a distanza”, ha fatto notare il Papa: “Invece che cercare di camminare con tutti, possiamo esibire la nostra ‘patente di credenti’: ‘io sono credente’, ‘io sono cattolico’, ‘io sono cattolica’, ‘io appartengo a questa associazione, all’altra…’; e gli altri poveretti no. Questo è un peccato. Esibire la ‘patente di credenti’ per giudicare ed escludere”. “Chiediamo la grazia di superare la tentazione di giudicare e di catalogare, e che Dio ci preservi dalla mentalità del ‘nido’, quella di custodirci gelosamente nel piccolo gruppo di chi si ritiene buono”, l’invito finale: “Il prete con i suoi fedelissimi, gli operatori pastorali chiusi tra di loro perché nessuno si infiltri, i movimenti e le associazioni nel proprio carisma particolare, e così via. Chiusi. Tutto ciò rischia di fare delle comunità cristiane dei luoghi di separazione e non di comunione. Lo Spirito Santo non vuole chiusure; vuole apertura, comunità accoglienti dove ci sia posto per tutti. E poi nel Vangelo c’è l’esortazione di Gesù: invece di giudicare tutto e tutti, stiamo attenti a noi stessi! Infatti, il rischio è quello di essere inflessibili verso gli altri e indulgenti verso di noi”.

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