Diocesi: Prato, al via domani triduo che apre le iniziative per i cinquecento anni dalla nascita di Santa Caterina de’ Ricci

(Foto: diocesi di Prato)

Sarà un triduo di ringraziamento e preghiera ad aprire le iniziative per i cinquecento anni dalla nascita di Santa Caterina de’ Ricci, compatrona della città di Prato. Da domani, giovedì 21, a sabato 23 aprile, giorno della ricorrenza, nella basilica di San Vincenzo si celebra la messa alle ore 17,30, preceduta alle 17 dal canto dei vespri animato dalla comunità monastica delle suore Domenicane. Giovedì presiede l’Eucaristia il vescovo di Prato, mons. Giovanni Nerbini, poi il vescovo emerito di Prato, mons. Franco Agostinelli, e sabato il vescovo emerito di Fiesole, mons. Luciano Giovannetti. La solenne celebrazione del cinquecentenario avrebbe dovuto essere presieduta da mons. Gastone Simoni, ma il presule è attualmente ricoverato in ospedale e così si è reso necessario un cambio di programma.
Con il triduo si apre ufficialmente l’Anno “Cateriniano”. Nelle prossime settimane e fino al 23 aprile 2023 sono previste conferenze e visite guidate ai luoghi della vita di Santa Caterina de’ Ricci. Il ricco programma con tutte le iniziative sarà presentato a breve.
Custodi della memoria e delle opere della Santa di Prato sono le monache Domenicane di San Vincenzo, comunità di clausura che la stessa Caterina guidò come priora all’età di 25 anni. Nata a Firenze con il nome di Alessandra Lucrezia Romola, il 23 aprile 1522, Caterina entrò nel convento di San Pietro a Monticelli all’età di 7 anni. A 9 anni tornò alla casa dei genitori dove espresse il desiderio di consacrare la propria vita. Così arrivò a Prato nel monastero di San Vincenzo dove emise la professione solenne e dove rimase fino al giorno della sua morte, avvenuta il 2 febbraio 1590. Ancora oggi il suo corpo riposa nella basilica.
La sua fama di santità iniziò in vita ed è legata a una serie di “rapimenti estatici” che si verificarono ogni settimana per dodici anni. Il 24 agosto 1542 avvenne un prodigio rimasto nella storia della città: suor Caterina era nella sua cella e si sentì chiamare dal Crocifisso che aveva nella stanzetta e vide il Cristo staccarsi dalla croce con i chiodi ancora conficcati negli arti e venire verso di lei sino ad abbracciarla. Alla scena assistette anche la sottopriora, Maria Maddalena Strozzi, che era la custode della Santa e che poi riferirà tutto minutamente nella sua cronaca. Durante quel prodigio suor Caterina ricevette anche una richiesta: che le suore ricordassero quell’abbraccio miracoloso portando il Crocifisso in processione per tre volte pregando per la conversione dei peccatori. Rituale che viene ripetuto ogni anno con devozione.

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