Lavoro minorile: Save the Children, 160 milioni di minori tra i 7 e 15 anni nel mondo e 336mila in Italia

Sono 160 milioni i bambini e adolescenti tra i 5 e 17 anni coinvolti nel lavoro minorile a livello globale secondo le stime che riguardano, in quasi la metà dei casi (79 milioni), un lavoro pericoloso con potenziali danni per la salute e lo sviluppo psicofisico e morale. In Italia si stimano 336 mila minorenni tra i 7 e i 15 anni coinvolti in esperienze di lavoro continuative, saltuarie o occasionali. E’ la denuncia oggi lanciata da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro. “Nonostante la maggior parte degli Stati abbia ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la Convenzione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) n. 138 (1973), il lavoro minorile è un fenomeno ancora molto diffuso”, si legge in un comunicato. Secondo le stime dell’ultimo rapporto nazionale diffuso dall’Organizzazione, “Non è un gioco”, realizzato in collaborazione con la Fondazione Di Vittorio, in Italia quasi 1 minore su 15 tra i 7 e i 15 anni, il 6,8% della popolazione totale in questa fascia d’età, svolge o ha svolto una attività lavorativa, una proporzione che sale a 1 minore su 5 se si considerano solo i 14-15enni. Tra questi ultimi, il 27,8% dei casi (circa 58mila adolescenti) riguarda lavori particolarmente dannosi per l’impatto sui percorsi educativi e il benessere psicofisico degli adolescenti coinvolti. Save the Children Italia sottolinea la necessità che venga realizzata al più presto un’indagine sistematica e periodica sul lavoro minorile in Italia a cura dell’Istat, che comprenda anche il fenomeno ormai attuale del lavoro online. Chiede inoltre che i Comuni elaborino un Programma Operativo di prevenzione e contrasto del lavoro minorile e della dispersione scolastica con il coinvolgimento attivo di tutti gli attori del territorio e che si garantisca un sistema di presa in carico a livello territoriale dei minori infrasedicenni che lavorano e del loro nucleo familiare, per garantire un percorso di protezione dallo sfruttamento, reinserimento e riorientamento, assicurando anche la formazione del personale preposto all’identificazione e all’assistenza dei minorenni esposti al lavoro minorile.

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