Papa in Bahrein: incontro autorità, “spesso il lavoro è pane avvelenato, siano ovunque garantite condizioni lavorative sicure e degne dell’uomo”

(Foto: Vatican Media/SIR)

“In questo Paese è stato proprio il contributo di tante persone di popoli differenti a consentire un notevole sviluppo produttivo. Ciò è stato reso possibile dall’immigrazione, di cui il Regno del Bahrein vanta uno dei tassi più elevati al mondo: circa la metà della popolazione residente è straniera e lavora in modo cospicuo per lo sviluppo di un Paese nel quale, pur avendo lasciato la propria patria, si sente a casa”. Lo ha fatto notare il Papa, che nella parte centrale del suo primo discorso in Bahrein, pronunciato ad Awlai e rivolto alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico si è soffermato sul tema del lavoro. “Non si può però dimenticare che nei nostri tempi c’è ancora troppa mancanza di lavoro, e troppo lavoro disumanizzante”, ha denunciato: “ciò non comporta solo gravi rischi di instabilità sociale, ma rappresenta un attentato alla dignità umana”. Il lavoro, infatti, per Francesco “non è solo necessario per guadagnarsi da vivere, è un diritto indispensabile per sviluppare integralmente sé stessi e per plasmare una società a misura d’uomo”. “Da questo Paese, attraente per le opportunità lavorative che offre, vorrei richiamare l’emergenza della crisi lavorativa mondiale”, l’appello del Papa: “spesso il lavoro, prezioso come il pane, manca; sovente, è pane avvelenato, perché schiavizza. In entrambi i casi al centro non c’è più l’uomo, che da fine sacro e inviolabile del lavoro viene ridotto a mezzo per produrre denaro. Siano perciò ovunque garantite condizioni lavorative sicure e degne dell’uomo, che non impediscano, ma favoriscano la vita culturale e spirituale; che promuovano la coesione sociale, a vantaggio della vita comune e dello sviluppo stesso dei Paesi”. Il Bahrein “sia faro nel promuovere in tutta l’area diritti e condizioni eque e sempre migliori per i lavoratori, le donne e i giovani, garantendo in pari tempo rispetto e attenzione per quanti si sentono più ai margini della società, come gli emigrati e i detenuti”, la consegna di Francesco, secondo il quale “lo sviluppo vero, umano, integrale si misura soprattutto dall’attenzione nei loro riguardi”. Il punto di partenza, “le preziose acquisizioni” del piccolo Regno in tal senso, come la prima scuola femminile sorta nel Golgo e l’abolizione della schiavitù.

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