Lavoro: Acli, “condividiamo e rilanciamo manifestazione di domani” per salute e sicurezza

“Troppo lavoro indecente, ma legale, ha di fatto alimentato e legittimato in larga parte del sistema Paese una concorrenza selvaggia e la complicità o la tolleranza verso il lavoro nero, grigio o deprezzato. Per questo condividiamo e rilanciamo la mobilitazione di questa settimana che si concluderà con la manifestazione di domani 22 ottobre”. Lo ha dichiarato così Stefano Tassinari, vicepresidente nazionale delle Acli e responsabile per il Lavoro.
La presenza del sindacato e la partecipazione dei lavoratori alla determinazione delle linee aziendali sono presidi determinati e indispensabili della democrazia, ancor più di fronte alla strage di 677 morti dei primi 8 mesi del 2022 e alle altre vittime di queste settimane. E determinanti sono le proposte sindacali per un ulteriore rafforzamento dei controlli, per una patente a punti alle aziende, per aumentare sia la prevenzione che la formazione fin dalla scuola, per l’innovazione tecnologica e la vigilanza da remoto negli strumenti di prevenzione e sicurezza.
Le Acli rilanciano le 6 proposte contro l’impoverimento del lavoro, riprese anche ad Assisi nel recente Incontro nazionale di studi dell’associazione, incentrate sulla necessità di un nuovo e più forte e diffuso sistema di controlli. “Non possiamo tacere che il sistema Paese è spesso complice o tollerante – ha aggiunto Tassinari – verso il lavoro nero e grigio oppure regolare, ma svolto dentro contratti precari o pirata o per nulla adeguati a garantire un’esistenza libera e dignitosa, come invece prevede la nostra Costituzione. Se si vuole una svolta si deve attuare l’articolo 39 della Costituzione che impone che in ogni categoria si applichi un solo contratto dignitoso e si metta fine al far west contrattuale. Si deve misurare, anche statisticamente, quando un lavoro è considerabile libero e dignitoso. La nostra società troppo spesso accetta che ormai un quarto delle persone che lavorano, molto, ma molto peggio se donne, giovani o stranieri, pur lavorando, siano povere o a rischio di povertà. Tutto questo significa legittimare socialmente un’economia dei furbi e dei protetti, un’economia sovente trasandata, e non di qualità, che si regge sul deprezzamento complessivo del lavoro, anche in tema di sicurezza. Va messo al bando questo troppo lavoro indecente per forme contrattuali, tutele e retribuzioni, ma paradossalmente non di rado legale e socialmente tollerato, perché ha diffuso una concorrenza selvaggia, centrata sul lavoro sottocosto. È spesso dentro questa diffusa e disinvolta contraddizione che piangiamo ogni giorno quasi 3 morti”.

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