Papa Francesco: “l’esclusione dei migranti è schifosa, peccaminosa, criminale”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Ho paura quando vedo comunità cristiane che dividono il mondo in buoni e cattivi, in santi e peccatori: così si finisce per sentirsi migliori degli altri e tenere fuori tanti che Dio vuole abbracciare”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa presieduta ieri in piazza San Pietro per la canonizzazione di Giovanni Battista Scalabrini e Artemide Zatti. “Per favore, includere sempre, nella Chiesa come nella società, ancora segnata da tante disuguaglianze ed emarginazioni”, l’invito di Francesco: “Includere tutti”. “E oggi, nel giorno in cui Scalabrini diventa santo, vorrei pensare ai migranti”, ha proseguito a braccio: “È scandalosa l’esclusione dei migranti! Anzi, l’esclusione dei migranti è criminale, li fa morire davanti a noi. E così, oggi abbiamo il Mediterraneo che è il cimitero più grande del mondo. L’esclusione dei migranti è schifosa, è peccaminosa, è criminale. Non aprire le porte a chi ha bisogno. ‘No, non li escludiamo, li mandiamo via’: ai lager, dove sono sfruttati e venduti come schiavi”. “Oggi pensiamo ai nostri migranti, quelli che muoiono”, l’appello del Papa: “E quelli che sono capaci di entrare, li riceviamo come fratelli o li sfruttiamo?”. “Verifichiamo se nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nei luoghi dove lavoriamo e che ogni giorno frequentiamo, siamo capaci di camminare insieme agli altri, siamo capaci di ascoltare, di superare la tentazione di barricarci nella nostra autoreferenzialità e di pensare solo ai nostri bisogni”, ha esortato ancora Francesco, ricordando che “camminare insieme – cioè essere sinodali – è anche la vocazione della Chiesa!”: “Chiediamoci quanto siamo davvero comunità aperte e inclusive verso tutti; se riusciamo a lavorare insieme, preti e laici, a servizio del Vangelo; se abbiamo un atteggiamento accogliente – non solo con le parole ma con gesti concreti – verso chi è lontano e verso tutti coloro che si avvicinano a noi, sentendosi inadeguati a causa dei loro travagliati percorsi di vita. Li facciamo sentire parte della comunità oppure li escludiamo?”.

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