Migranti: Amnesty, “a 5 anni da accordi Italia-Libia condizioni infernali nei centri”

“Italia e Unione europea devono cessare di collaborare al ritorno dei migranti e dei richiedenti asilo nell’inferno della Libia”. Lo chiede oggi Amnesty International, alla vigilia del quinto anniversario degli accordi di cooperazione finalizzati all’intercettamento dei migranti e dei rifugiati durante la traversata nel mar Mediterraneo. Negli ultimi cinque anni sono state oltre 82.000 le persone intercettate in mare e riportate in Libia: uomini, donne e bambini andati incontro alla detenzione arbitraria, alla tortura, a trattamenti crudeli, inumani e degradanti, agli stupri e alle violenze sessuali, ai lavori forzati e alle uccisioni illegali. “La cooperazione con le autorità libiche fa sì che persone disperate siano intrappolate in condizioni di un orrore inimmaginabile – afferma Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty International su migrazione e asilo –. Negli ultimi cinque anni Italia, Malta e Unione europea hanno contribuito alla cattura in mare di decine di migliaia di donne, uomini e bambini, finiti in gran parte in centri di detenzione agghiaccianti, dove la tortura è all’ordine del giorno. Innumerevoli altre persone sono state vittime di sparizione forzata”. “È davvero giunto il momento – sottolinea de Bellis – di porre fine a questo approccio vergognoso, che mostra un totale disprezzo per la vita e la dignità delle persone, e di dedicarsi invece ad attività di soccorso che assicurino lo sbarco delle persone in un luogo sicuro che, come ribadito solo pochi giorni fa dal segretario generale delle Nazioni Unite, non può essere la Libia”. Il Memorandum d’intesa tra Italia e Libia scadrà nel febbraio 2023 ma sarà rinnovato automaticamente per altri tre anni se le autorità italiane non lo annulleranno entro il 2 novembre 2022. Amnesty International Italia continua a sollecitare il governo “a sospendere e non rinnovare l’accordo, oltre che a chiedere al parlamento di avviare le opportune iniziative nei confronti del governo”. L’organizzazione per i diritti umani ha anche pubblicato sul sito amnesty.it una petizione a sostegno dell’interruzione della cooperazione con la Libia.

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