Don Bosco: mons. Nosiglia (Torino), “stimare i giovani capaci di grandi cose, spronarli a non arrendersi di fronte alle difficoltà”

“Oggi celebriamo la festa liturgica di san Giovanni Bosco e accogliamo il suo esempio e la sua azione educativa come un forte appello a stimare i giovani capaci di grandi cose e a spronarli a non arrendersi mai di fronte alle difficoltà”. Si è aperta con queste parole l’omelia che l’arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, mons. Cesare Nosiglia, ha pronunciato nella basilica di Maria Ausiliatrice in occasione della festa per san Giovanni Bosco.
Soffermandosi sulla “tensione alla felicità che ogni giovane sente forte e prepotente dentro di sé”, l’arcivescovo ha chiesto: “Come realizzare la propria vita in modo che i desideri, le aspirazioni e i sogni più grandi si avverino? Quali sono le vie più facili e a buon mercato?”. “Tante – ha osservato – sono le proposte interessanti che la cultura e la società del nostro tempo promettono e offrono, pubblicizzandone la bellezza e la sicura riuscita. Altrettanto deludenti sono spesso i risultati ottenuti”. Ma “Gesù – ha proseguito – non illude nessuno, non vuole catturare l’adesione di alcuno e non promette niente di facile. Chiede il coraggio di scegliere non la via larga e comoda di tutti, ma quella stretta e faticosa che solo pochi percorrono”. E se molti “vedono nella scelta cristiana una serie di ‘no’ a quanto di bello e desiderabile sentono in cuore e vogliono perseguire nella vita”, l’arcivescovo ha evidenziato che “la parola di Gesù e il suo stile di vita non sono un invito a dire una serie di ‘no’, ma indicano la vera via del ‘sì’, che può realizzare in pienezza anche i sogni impossibili e ritenuti umanamente irraggiungibili”. “Non tutti i giovani hanno il coraggio di puntare così in alto; ma – ha osservato Nosiglia – credo che la voglia ci sia e non venga mai meno, malgrado il peso di quei bagagli inutili che ci portiamo appresso e che impediscono di correre speditamente o di salire con meno fatica la vetta della felicità”. L’arcivescovo ha poi sottolineato che “i giovani hanno bisogno della Chiesa e questa ha bisogno dei giovani”. “Più che mai oggi – ha ammonito – i giovani, sotto la spinta di Papa Francesco, sono chiamati ad essere responsabili di una Chiesa, che intende essere casa e scuola di comunione per tutti”. “Abbiate il coraggio di raccontare con gioia ed entusiasmo ai vostri coetanei l’esperienza cristiana che state facendo, invitandoli a sperimentare l’amicizia in un gruppo alternativo ai tanti che frequentano”, l’esortazione ai giovani dell’arcivescovo. All’invito “Seguimi!” che arriva dal Signore, ha concluso Nosiglia, “abbiate il coraggio di dare una risposta, staccandovi dalle molte cose morte che impediscono di rischiare sulla sua Parola, anche quando appare troppo alta e impegnativa, come sono le vocazioni al sacerdozio o alla vita consacrata o al matrimonio. Don Bosco vi aiuti a credere in voi stessi e a puntare in alto nella vostra vita, verso i traguardi inesplorati delle vette della fede e dell’amore”.

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