Violenze in carcere: mons. Battaglia (Napoli), “le aggressioni commesse sono un vero e proprio uragano”

“Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente”. L’arcivescovo di Napoli, mons. Mimmo Battaglia, ha fatto sue “queste parole di Gandhi” apprendendo dei “gravi episodi di violenza” verificatisi nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere, ad aprile 2020, e “ancor di più quando leggendo in questi giorni in cui ho appreso dalle cronache cittadine e nazionali la descrizione degli eventi come parte del ‘sistema Poggioreale’, il grande istituto di pena della nostra città”. Per l’arcivescovo, “le aggressioni commesse da alcuni agenti della polizia penitenziaria non solo sono una violazione della nostra Costituzione – che attribuisce alla pena un carattere rieducativo e ai sistemi detentivi di essere fedeli principi di umanità – ma rappresentano anche un vero e proprio uragano che ha travolto in modo grave tre comunità a cui sento la necessità di far giungere la mia vicinanza: la comunità dei detenuti, traumatizzati e feriti dalla violenza ma anche danneggiati nel loro percorso educativo alla cui base non può che esservi la costruzione di un’autentica fiducia nei riguardi dello Stato e di coloro che lo rappresentano, fiducia gravemente minata da quanto accaduto; la comunità della polizia penitenziaria, composta per la grande maggioranza da uomini e donne onesti, che adempiono lealmente il proprio dovere, spesso in condizioni di lavoro difficili e poco curate dal punto di vista psicologico; la comunità delle famiglie degli agenti coinvolti, anch’essa travolta dalle pagine di cronaca e provata psicologicamente dal timore di ritorsioni e vendetta”.
Il presule ha aggiunto: “Come uomo, cristiano e vescovo di una città con un enorme numero di detenuti, sento il dovere di ringraziare i cappellani degli istituti penali, i tanti volontari e tutti coloro che per ruolo istituzionale e spirito di solidarietà lavorano per rendere il carcere un luogo sempre più umano e umanizzante”. L’arcivescovo si è rivolto, infine, al Signore: “Dio di amore e di giustizia, il cui volto mite è il contrario di ogni violenza, la cui carezza misericordiosa è il contrario di ogni pugno volto a colpire il fratello, la cui bocca colma di parole di giustizia è contraria ad ogni vendetta, dona a tutti i detenuti la certezza della tua misericordia che diventa primavera di nuovi inizi e possibilità di riscatto concreto dal male; dona agli agenti di polizia penitenziaria e a tutto il personale carcerario, il cui servizio nascosto solo a te è noto, la certezza della tua presenza non solo in chi è carcerato ma anche in chi si china sulle ferite dei detenuti nel tentativo di riportarli al bene; dona alla nostra città la capacità di non chiudere gli occhi dinanzi alle difficoltà di coloro che vivono e lavorano nelle nostre carceri e infondi nella Chiesa di Napoli una fede viva capace di riconoscere sempre nel recluso il volto ferito del Cristo Crocifisso e in coloro che lo assistono nella lealtà le mani tese del Samaritano venuto a ricucire le ferite del male”.

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