Libano: p. Abboud (Caritas), “cresce il disagio, i benefattori di ieri sono diventati i poveri di oggi”

“Non avevamo mai patito la fame. Il Libano ha visto un susseguirsi di guerre civili e tensioni, con morti e distruzioni, ma i libanesi non hanno mai patito la fame come in questo tempo segnato dalla crisi economica e dal Covid-19. Cresce la povertà, i benefattori di ieri sono diventati i poveri di oggi”. A pochi giorni dall’incontro convocato il 1° luglio in Vaticano da Papa Francesco con i principali responsabili delle Comunità cristiane presenti in Libano, “per una giornata di riflessione sulla preoccupante situazione del Paese”, a parlare al Sir è padre Michel Abboud, presidente di Caritas Libano. Innanzitutto il “grazie” al Papa per il suo “sguardo benevolo e attento che conferma la Chiesa locale come un punto di riferimento per tutto il nostro Paese e dona ulteriore significato allo spirito religioso del nostro popolo”. E poi la denuncia di quanto sta avvenendo nel Paese dei cedri “privo di governo dall’agosto 2020, dopo le dimissioni del premier uscente Hassan Diab, in seguito alle esplosioni avvenute il 4 agosto nel porto di Beirut”: “Ogni giorno lottiamo contro una povertà che cresce sotto i nostri occhi. Abbiamo bisogno di cibo, medicine e vestiti. I benefattori di ieri sono i poveri di oggi”. Un appello uguale a quello lanciato un anno fa, segno che nulla è cambiato, anzi che la situazione peggiora sempre di più. “Chi prima aveva un salario mensile di 1.000 dollari oggi ne percepisce non più di 100 con tutto quello che ne consegue per l’acquisto di beni di prima necessità, come cibo e medicine, i cui prezzi, tra l’altro, sono saliti e di cui si registra enorme carenza. Nel Paese abbiamo tanti ospedali fermi perché non sono in grado di fornire prestazioni mediche, operazioni e cure. I feriti e i malati durante le guerre passate non hanno mai avuto difficoltà ad esser curati. Anche le scuole patiscono questa crisi: molti istituti, 11 dei quali gestiti dalla Chiesa, sono rimasti chiusi in questo anno e altre 70 scuole rischiano di chiudere. Professori e medici sono senza lavoro. Solo negli ultimi tre mesi si stima che siano emigrati all’estero 1.100 medici e circa 1.000 insegnanti. Altri stanno pensando di fare la stessa cosa. In gran parte sono cristiani e questa emorragia mette a rischio anche la presenza e l’identità cristiana libanese”. “Un esodo cristiano – sottolinea padre Abboud – non voluto dalla comunità musulmana del Paese. Non lo dico per fanatismo perché in Libano cristiani e musulmani hanno sempre convissuto e lavorato insieme. E vogliamo continuare a farlo. Senza cristiani il Libano perderebbe una parte del suo profumo, la sua esistenza verrebbe minata alla base. Il Libano ha bisogno dei cristiani”. Unico argine alla crisi sono i soldi dei libanesi della diaspora che danno respiro alle famiglie rimaste in Libano. Il presidente della Caritas punta l’indice contro la politica, rea, dice, di “perseguire interessi di parte invece che il bene comune” provocando di fatto “lo stallo politico che impedisce la soluzione della crisi libanese”. “Il nostro popolo è stanco di umiliazioni”, conclude padre Abboud che ringrazia ancora Papa Francesco perché non dimentica il Libano: “Grazie per il tuo sguardo rivolto al nostro Paese. Aiutaci a tornare ad essere quel ‘messaggio’ per tutto il Medio Oriente, aiutaci a credere nel miracolo della salvezza e del futuro per tutti”.

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