Primo maggio: Acli Salerno, le proposte “per ricucire le fratture tra élite e popolo, tra garantiti e precari”

Proroga del blocco dei licenziamenti ed un Piano di rilancio dell’occupazione; un Tavolo per l’inclusione lavorativa che valuti come, e con quali percorsi, gli investimenti mobilitati da Next Generation UE possano contribuire all’inserimento lavorativo delle persone in condizione di maggiore fragilità; reti di impresa più forti e allargate alla partecipazione del Terzo Settore non commerciale; incentivi per i lavoratori che acquisiscono la propria azienda (workers buyout); rafforzare i contratti di solidarietà; rilancio dei patti territoriali, come forme di co-programmazione allo sviluppo; infrastrutture per unire e connettere i territori periferici; più̀ risorse alla cooperazione allo sviluppo; un Pilastro Europeo dei diritti sociali; messa al bando dei contratti di lavoro povero; una riforma che vincoli gli ammortizzatori sociali allo sviluppo delle politiche attive e un patto per la pace e la cooperazione nel Mediterraneo che preveda l’introduzione di corridoi umanitari. Sono queste le proposte delle Acli Salerno pensate “per ricucire le fratture tra élite e popolo, tra garantiti e precari” e diffuse per la festa del 1° Maggio. Per le Acli salernitane “Ristori, sostegni e sussidi, sono rimedi e non soluzioni, ancorché non sufficienti infatti, hanno mostrato forti vulnerabilità nella loro scarsa universalità ed utilità. Misure che porgono il fianco ad un precariato strutturale, che non è flessibilità, ma insicurezza ed obbligata mobilità sociale e territoriale. Le persone non possono scegliere fra lavoro precario ed un non lavoro”. “La preoccupazione che esprimiamo come Acli – afferma il presidente Daniele Manzolillo – è quella per un lavoro che manca, unita alla consapevolezza di misurarsi male equipaggiati, con un lavoro che cambia. Ci preoccupano le donne e uomini del lavoro, ognuno con una storia personale che ha una sua dignità ed originalità, storie che i dati aggregati della pandemia non sanno raccontarci. Per queste ragioni ci sarà sempre più bisogno di imprenditori che contemperino profitto ed etica del lavoro nel rispetto della dignità umana. Non può rassicurarci il pensiero che solo alcuni siano al sicuro, lo spirito della Festa del Primo Maggio è inclusivo; risiede nella consapevolezza di dover uscire insieme dalle difficoltà e preoccupazioni di coloro che un lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso, di quelli che probabilmente lo perderanno, di quelli che si sono arresi a cercarlo e di quelli che, pur mantenendone uno, devono farlo dentro una prospettiva di incertezza e fatica”.

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