Povertà educativa: Osservatorio #conibambini, “gli adolescenti più svantaggiati vivono in zone deprivate, sono stranieri, appartengono a famiglie con più figli”

“I giovani che non lavorano e non studiano spesso si concentrano nelle zone socialmente ed economicamente più deprivate” del nostro Paese. Lo evidenzia il rapporto nazionale “Scelte compromesse. Gli adolescenti in Italia, tra diritto alla scelta e povertà educativa minorile” dell’Osservatorio #conibambini, promosso da Openpolis e Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
Altra differenza sostanziale, dice il rapporto presentato oggi on line, si registra prendendo in riferimento la cittadinanza: “È di 25,2 il divario in punti percentuali tra l’abbandono dei giovani con cittadinanza straniera e i loro coetanei”. In Italia “un adolescente su 12 ha una cittadinanza diversa da quella italiana. Poco meno di 200mila persone, contando i minori stranieri dai 14 anni in su. Oltre 300mila ragazze e ragazzi, se si considerano i residenti tra 11 e 17 anni. Nel caso degli adolescenti senza la cittadinanza italiana, sono diversi i segnali che indicano come particolarmente forte la minaccia della povertà educativa. Dalle difficoltà di inserimento nel percorso scolastico, alle disuguaglianze nell’accesso agli indirizzi delle scuole superiori. Fino all’abbandono precoce degli studi, fenomeno particolarmente preoccupante tra i giovani”.
Infine, gli altri divari. Già prima dell’emergenza (2019), “il 9,2% delle famiglie con almeno un figlio si trovava in povertà assoluta (contro una media del 6,4%). Quota che tra i nuclei con 2 figli supera il 10% e con 3 o più figli raggiunge addirittura il 20,2%”. Ma ci sono “anche i divari territoriali e nella condizione abitativa, con il 41,9% dei minori vive in una abitazione sovraffollata”. Un ulteriore aspetto critico è stato rappresentato dai divari tecnologici. Prima dell’emergenza, “il 5,3% delle famiglie con un figlio dichiarava di non potersi permettere l’acquisto di un computer. E appena il 6,1% dei ragazzi tra 6-17 anni viveva in una casa con disponibilità di almeno un pc per ogni membro della famiglia”. Per tutti questi motivi, osserva il rapporto, “l’esperienza della pandemia è stata ed è spesso tuttora vissuta in modo molto diverso sul territorio nazionale, con effetti che gravano soprattutto sui minori e le loro famiglie”.

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