Demografia: Istat, “nel 2020 8mila primi figli in meno, aumentano i genitori non coniugati”

“La fase di calo della natalità avviatasi nel 2008 si ripercuote soprattutto sui primi figli (47,5% del totale dei nati): nel 2020 sono 192.142 (oltre 8mila in meno sul 2019, pari a -4,1%; -32,5% sul 2008). Complessivamente i figli di ordine successivo al primo sono diminuiti del 27,3% nello stesso arco temporale”. Lo si legge  nel report “Natalità e fecondità della popolazione residente” riferito all’anno 2020, diffuso oggi dall’Istat. “La forte contrazione dei primi figli rispetto al 2008 interessa tutte le aree del Paese – compresa la provincia autonoma di Bolzano che fino all’anno scorso era l’unica a presentare un lieve aumento – ed è superiore a quella riferita a tutti gli ordini di nascita in quasi tutte le regioni italiane del Nord e del Centro. Tale fenomeno – evidenzia l’Istat – testimonia la difficoltà che hanno le coppie, soprattutto le più giovani, nel formare una nuova famiglia con figli; problematica diversa rispetto all’inizio del millennio quando la criticità riguardava soprattutto il passaggio dal primo al secondo figlio”.
Rispetto al 2008 “i primi figli si sono ridotti soprattutto al Centro (-36,8%), con l’Umbria che presenta la diminuzione più accentuata (-41,6%). Anche le regioni del Nord registrano diminuzioni significative, con il calo maggiore in Valle d’Aosta (-46,6%)”.
Tra le cause del calo dei primi figli “vi è la prolungata permanenza dei giovani nella famiglia di origine, a sua volta dovuta a molteplici fattori: il protrarsi dei tempi della formazione, le difficoltà che incontrano i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro e la diffusa instabilità del lavoro stesso, le difficoltà di accesso al mercato delle abitazioni, una tendenza di lungo periodo di bassa crescita economica, oltre ad altri possibili fattori di natura culturale”.
In un contesto di nascite decrescenti, “quelle che avvengono fuori del matrimonio aumentano di oltre 32mila unità rispetto al 2008, raggiungendo quota 145.069 nel 2020 (quasi 5mila in più solo nell’ultimo anno). Il loro peso relativo continua a crescere (35,8% nel 2020)”.
L’aumento della quota dei nati fuori dal matrimonio nell’ultimo anno (+2,4 punti percentuali), superiore alla media degli ultimi dieci anni, “può essere messo in relazione al dimezzarsi dei matrimoni tra il 2019 e il 2020. Le restrizioni imposte dal Covid e, in generale, il clima di crisi e fragilità, possono aver portato alcune coppie a rimandare il matrimonio a tempi migliori. Inoltre, pur avendo solo parzialmente influenzato le scelte riproduttive nel 2020 (con impatti evidenti solo a partire dal mese di novembre), la pandemia può avere in parte indotto le coppie già in attesa di un figlio a rinviare il matrimonio dopo la nascita”.
I nati fuori dal matrimonio superano la metà delle nascite tra le giovani fino a 24 anni, tra i 25 e i 34 anni rappresentano circa un terzo: “Considerando le coppie di entrambi italiani, si arriva rispettivamente al 67% e 38%. A partire dai 35 anni, circa un nato su tre è al di fuori del matrimonio, sia per il complesso dei nati sia tra quelli di cittadinanza italiana”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Europa