Suicidio assistito: Sanminiatelli Branca (File), “più informazione su cure palliative che leniscono solitudine e dolore ed evitano tentazioni di richieste di morte”

“Le cure palliative permettono di attivare un’assistenza che stia realmente vicino al malato e ai suoi familiari, confortando, lenendo il dolore, offrendo quel supporto psicologico e relazionale così necessario per aiutare a confrontarsi con la fase finale della propria vita. Si possono, così, non solo alleviare solitudine e paure, ma anche evitare tentazioni verso la richiesta di suicidio assistito o di eutanasia”. Lo afferma Livia Sanminiatelli Branca, presidente di File-Fondazione italiana di leniterapia, commentando l’approdo, lunedì 13 dicembre, del cosiddetto testo unico sul suicidio in Aula alla Camera dei deputati.
“Questo nuovo disegno di legge sul suicidio assistito fa riflettere sui valori esistenziali basilari degli esseri umani ai quali, in casi estremi, viene fornita un’opzione in più da poter esercitare in caso di malattia inguaribile. Ma fa riflettere anche sulla molta disinformazione che esiste attorno al tema del fine vita – sostiene Sanminiatelli Branca -. Credo che un passo necessario dovrebbe essere rendere i cittadini maggiormente consapevoli dell’esistenza delle cure palliative e dei benefici che possono apportare alle persone che soffrono di una o più patologie in fase avanzata o terminale. Perché si può sempre curare anche quando non si può guarire”. Secondo la presidente di File, le cure palliative ancora oggi “sono spesso confuse con l’inutilità, anche a causa della parola ‘palliativo’. Ma queste cure possono fare tanto in termini di qualità della vita residua del malato, possono essere di supporto nel controllo dei sintomi, ad esempio, di patologie croniche dolorose. Possono essere di aiuto nella gestione degli aspetti psicologici ed esistenziali”.

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