Coronavirus Covid-19: Cauda (Gemelli), “tamponi fondamentali per intercettare asintomatici e bloccare focolai, ma non hanno valore predittivo”

Roberto Cauda

“Raccomandati dall’Oms e dal ministero della Salute, i tamponi molecolari sono il Gold standard della diagnosi. Hanno un’ottima sensibilità e specificità ma tempi tecnici per la risposta piuttosto lunghi: almeno un paio di giorni”, spiega al Sir Roberto Cauda, ordinario di malattie infettive all’Università Cattolica e direttore dell’Unità di malattie infettive del Policlinico Gemelli di Roma, precisando che questi tamponi, “disponibili fin dall’inizio della pandemia, hanno aiutato molto a comprenderne la diffusione” e ancora oggi sono uno dei pilastri delle tre T: test, tracciamento, trattamento.
Il “punto debole” della diffusione dl coronavirus, prosegue, sono gli asintomatici che “potrebbero essere responsabili almeno del 20% dei contagi”. Dunque è importante intercettarli. Mentre dopo il caso dei 14 positivi del Genoa il mondo scientifico si divide sull’utilità e affidabilità dei tamponi, l’esperto plaude al via libera dato dal Comitato tecnico scientifico ai test rapidi a scuola (già utilizzati da tempo in porti e aeroporti). Questi test antigenici, spiega, “non mettono in evidenza il Rna virale come i test di biologia molecolare, ma impiegando un metodo immunologico rilevano le proteine del virus (gli antigeni appunto) e ci indicano indirettamente la sua presenza”. Il tutto in un quarto d’ora. “Sono meno sensibili del tampone molecolare” perché non determinano l’intensità della carica virale, avverte l’esperto; talvolta possono dare falsi positivi, che vanno confermati con tampone molecolare, o falsi negativi in caso di bassa carica del virus, ma “sono importantissimi perché sono semplici da eseguire, si possono fare su grandi numeri con risposte in tempo reale”. “È partita in questi giorni nel Lazio – aggiunge – la sperimentazione di un test salivare prodotto dallo Spallanzani: attendiamo i risultati sperando che possano essere i migliori possibili”.
In ogni caso, avverte, “non bisogna attribuire al tampone il valore predittivo che non ha. È solo la fotografia di un istante; non può dire quello che avverrà nei giorni successivi perché non è in grado di intercettare la malattia in fase di incubazione”, un tempo che può durare anche 14 giorni. Tuttavia, conclude Cauda, in attesa del vaccino “il tampone è fondamentale per intercettare gli asintomatici e bloccare nuovi focolai evitando che si trasformino in incendi”, ma rimane essenziale anche il rispetto delle regole: “Distanziamento fisico, igiene delle mani, uso della mascherina”.

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