Estate 2020: mons. Tomasi (Treviso), “prendiamoci cura gli uni degli altri e tutti insieme dei più fragili, perché nessuno rimanga indietro”

Un invito a vivere l’estate “come un tempo di Chiesa. Nel lavoro e nel riposo. Prendendoci cura gli uni degli altri e tutti insieme dei più deboli, dei più fragili, perché nessuno debba rimanere indietro”: lo rivolge il vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, a tutti i fedeli della diocesi in una lettera per il tempo estivo che si apre.
Ricordando quanto abbiamo vissuto in questi mesi – il dolore, la sofferenza, il silenzio, e poi la cura e l’impegno quotidiano di tantissime persone -, il vescovo coglie l’occasione per invitare alla riflessione sul tempo trascorso, sulle vicende che ci hanno toccato, a non dimenticare. E lo fa proponendo un tempo di ascolto reciproco e di racconto: “Perché se io racconto e c’è qualcuno che mi ascolta, lui o lei mi sta accogliendo, dimostra che sono importante per lei, per lui e io contraccambio, donando ciò che mi è diventato importante, che mi è servito per vivere. Perché è così che ha fatto Gesù. Per salvarci ci ha raccontato come è il Padre nostro che è nei cieli. Gesù ha portato il cielo sulla terra raccontando le parabole. Ma il grande racconto dell’amore del Padre sono i suoi gesti: Lui che guarisce, Lui che ridona la vista, Lui che allieta una festa di nozze con un vino nuovo, Lui che lava i piedi degli apostoli, Lui che muore sulla croce”. Di qui l’invito: “Anche noi possiamo raccontare così l’amore di Dio. Ed è quello che vi chiedo di fare quest’estate. Viviamo con serietà e impegno il mestiere e la professione, siamo attenti e generosi verso chi è più in difficoltà tra noi”.
E ancora l’invito a vivere l’estate nella cura reciproca: “Abbiamo spazi e possibilità per prenderci cura dei ragazzi e dei giovani, degli anziani, delle famiglie. Dobbiamo farlo in modo intelligente, paziente, responsabile e coraggioso. Le comunità siano creative e si aiutino tra di loro. Ora viviamo il tempo d’estate nelle attività possibili, ma anche prendendoci spazi e tempi per il racconto e l’ascolto”.
Lo stesso impegno di racconto e di ascolto il vescovo l’ha chiesto ai consigli e agli organismi della diocesi: “Se avremo la pazienza di questi passi, senza tornare a correre come se nulla fosse stato, potremo davvero prenderci cura insieme di una società che più che di ri-partire ha bisogno di ri-generarsi, di mettere al mondo vita nuova. Di diventare sempre più umana”.
“Non possiamo ripartire da vecchi schemi bensì da nuove solidarietà, non da visioni dell’interesse personale che hanno fatto il loro tempo, ma dalla comune responsabilità verso questo mondo meraviglioso e fragile. Ma tutto questo – conclude il presule – sarà possibile soltanto se ci fidiamo di Gesù Cristo”, “fondamento sicuro di una speranza che non delude”.

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