Coronavirus Covid-19: don Sciortino (Vita pastorale), “sono tornati liti ed egoismi, perdendo di vista il bene comune”

“A giudicare da quanto sta avvenendo, in Italia e nel mondo, forse da questa crisi di pandemia non ne siamo usciti migliori. Troppo in fretta, senza una seria riflessione, abbiamo messo alle spalle trentaquattromila vittime da Covid-19”. Lo scrive il direttore di Vita pastorale, don Antonio Sciortino, nel numero di luglio, anticipato al Sir. Soffermandosi sul periodo attuale in cui è diminuito il numero dei contagi, don Sciortino afferma che sono state “cancellate le immagini dei camion militari carichi di bare destinate alla cremazione” e “dimenticato il sacrificio, per alcuni fino alla morte, di medici, infermieri e volontari”. “Tutto sembra ritornato come prima. Nonostante la crisi economica morda come non mai, i comportamenti ricalcano vecchi copioni”, aggiunge. Il riferimento è a quelli “individuali” e a “quelli sociali e istituzionali”. “Stesse liti, stessi egoismi, stesse contrapposizioni, perdendo di mira il bene comune. Il bene di tutti. Poche le voci a invocare maggiore responsabilità e un cambio di passo etico nel prendersi cura delle persone. A cominciare dagli anziani, che sono una risorsa e non vita residuale per una ‘sanità selettiva’ a vantaggio dei più giovani e dei più sani”.
Nel suo editoriale, il direttore volge lo sguardo con preoccupazione anche ad alcune tra le altre nazioni del mondo, “dove imperano sovranismi indifferenti alla diffusione del contagio, che miete migliaia di vittime al giorno, per lo più tra i più poveri”. “Regimi che occultano i dati del contagio, in un totale sprezzo della vita umana”.

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