Scuole paritarie: Cism e Usmi, “siano comprese negli investimenti del Decreto rilancio quale parte integrante del sistema pubblico d’istruzione”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Non confondere la scuola paritaria con la scuola privata. È l’invito delle Conferenze dei religiosi e delle religiose in Italia (Cism e Usmi) che, in un comunicato congiunto a firma dei rispettivi presidenti padre Luigi Gaetani e madre Yvonne Reungoat, richiamano il modello di scuola pubblica del nostro Paese – scuola statale e scuola paritaria – “esplicitato dalla L. 62/2000, ma già inscritto nella nostra Costituzione, art. 34, quando sottolinea che la scuola è aperta a tutti e collega questo diritto alla famiglia”. Di qui il rifiuto di affermazioni “ideologiche” secondo le quali i 150 milioni erogati alla scuola pubblica paritaria sarebbero un “dileggio omnipartisan alla Costituzione”. Per i religiosi è giusto che il Governo abbia pensato un concorso per assumere, nell’arco di 4 anni, 32mila docenti, “ma noi chiediamo – prosegue il comunicato – che il decreto Rilancio consideri che gli investimenti in educazione e formazione siano per tutto il sistema pubblico scolastico nazionale, quindi, anche per le scuole pubbliche paritarie” che sono “parte integrante del sistema dell’istruzione pubblica del nostro Paese”. Di qui la richiesta di “una libera scuola in un libero Stato, come in tutti i Paesi democratici della nostra Europa”. “Questa operazione – concludono i religiosi – costa, ma sarà una opportunità per lo Stato. Oggi, infatti, serve 1 miliardo di euro per scongiurare la chiusura del 30% di scuole paritarie, la migrazione di 300mila allievi nella scuola statale con un costo per i cittadini di 2,4 miliardi (studio Istituto Bruno Leoni). Per questo rivolgiamo a tutti i politici: salvate gli studenti e le loro famiglie e date un futuro alla cultura del nostro Paese”.

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