Coronavirus Covid-19: card. Comastri, “se vogliamo un mondo più felice togliamo l’orgoglio”

“Se vogliamo un mondo più felice, togliamo l’orgoglio”. Lo ha detto oggi l’arciprete della basilica di San Pietro, il card. Angelo Comastri, recitando il Rosario nel tempo della pandemia. Meditando i Misteri del dolore, il porporato ha introdotto il primo, in cui si contempla Gesù nell’orto del Getsemani dove “vide il fiume fangoso e ripugnante del peccato umano” e “ne provò orrore e dolore”: “Oggi purtroppo l’umanità ha perso il senso della gravità del peccato. Non capisce più che il peccato ci fa male – ha aggiunto –. Oggi addirittura si va diffondendo una sorta di apologia del peccato, un’esaltazione del male come espressione di libertà. Che inganno!”. “Gesù aprici gli occhi perché comprendiamo che è il male che ci fa male”. Contemplando il secondo Mistero, il cardinale ha ricordato che “Gesù tutto sopporta per amore” per “controbilanciare, con la potenza dell’amore, i danni causati dai nostri peccati”. Nel terzo Mistero, il ricordo della conversione di Gilbert Chesterton, citato per evidenziare il bisogno di “predicare contro l’orgoglio, vero veleno dell’umanità”. Nel quarto Mistero, invece, il porporato ha ricordato Gesù che prende il braccio della croce e va verso il Calvario. “Anche noi possiamo aiutare Gesù a portare la croce”, ha aggiunto rievocando una sua esperienza da arcivescovo a Loreto: “Ho conosciuto un ammalato, un giovane che ha vissuto sempre sulla carrozzella. A sei anni gli hanno diagnosticato una distrofia muscolare grave. Grazie alla sua fede ha capito che poteva vivere la sua passione insieme con la passione di Gesù: è divenuto un apostolo, un punto di riferimento per tanti. Persone sane andavano a cercare il coraggio da lui che era ammalato. Arrivò a dire che Gesù aveva scelto per lui la parte migliore. La vita è come una medaglia che ha il dritto e il rovescio. Molti scambiano il rovescio per il dritto, che è il paradiso”. Nell’ultimo Mistero l’amore di Gesù che “attraversa la storia e bussa al cuore di tutti noi e adesso attende una risposta”. Infine, l’invocazione a san Michele arcangelo.

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