Acqua: Istat, balneabile il 67,9% delle coste marine italiane. Scarichi urbani causa principale dei divieti

Nel 2018 le coste monitorate ai fini della qualità delle acque di balneazione sono oltre due terzi (67,9%) della linea litoranea italiana (superiore a 9.000 km). Il restante 32,1% è soggetto a divieto permanente di utilizzo ai fini balneari, sia perché destinato ad altri usi (porti, aree militari, aree protette o inaccessibili), sia per motivi di tutela sanitaria (aree fortemente inquinate non risanabili). È quanto emerge dal report diffuso oggi su “Le statistiche dell’Istat sull’acqua” relativo agli anni 2018-2019.
Stando ai dati diffusi, nel 2018, le acque di balneazione con qualità eccellente interessano il 93,5% della costa italiana monitorata. A livello regionale la Puglia registra la quota più alta di costa eccellente monitorata (99,7%), seguita da Toscana e Sardegna (98,9%). Rispetto al 2017, il Molise presenta l’aumento maggiore (da 81,6% a 86,1%) grazie a una ridefinizione delle aree di monitoraggio che prevede un ampliamento di circa 2 km pur mantenendo lo stesso numero di acque di balneazione (25). La Sicilia, invece, registra il decremento più significativo (da 87,7% a 83,9%) con 25 acque eccellenti in meno, per una lunghezza di 26 km di costa.
Dal report emerge che gli carichi delle acque reflue urbane sono la causa principale dei divieti di balneazione. “Circa un quarto delle acque di balneazione europee si trova in Italia e solo lo 0,8% di costa monitorata ha qualità scarsa”, spiega l’Istat, aggiungendo che tenendo conto anche delle acque monitorate interdette alla balneazione (divieti temporanei) per l’intera stagione balneare, a causa della presenza di contaminanti oltre le soglie di rischio per la salute, è stato calcolato l’indicatore relativo ai tratti di costa balneabili (percentuale della lunghezza della costa balneabile rispetto alla lunghezza complessiva della linea litoranea). Risulta, quindi, “balneabile il 66,5% delle coste marine italiane. L’1,4% di costa monitorata non è stata mai aperta durante tutta la stagione balneare 2018”.
Rispetto all’anno precedente, considerando anche le chiusure totali, la situazione delle coste risulta peggiorata in Campania, Calabria e Sicilia, dove più del 3% di costa monitorata è stata interdetta ai bagnanti, soprattutto per la presenza di scarichi delle acque reflue urbane.
Infine, sul territorio nazionale, nel 2018, sono ancora presenti Comuni privi del servizio di rete fognaria pubblica. Quelli che soffrono di tale carenza infrastrutturale sono 40 (22 dei quali nella Provincia di Catania), con una popolazione residente pari allo 0,7% del totale (394.044 abitanti residenti). “In questi casi – si legge nel report – ogni edificio è dotato di sistemi autonomi di smaltimento dei reflui (ad esempio: fosse Imhoff, pozzi a tenuta, fosse settiche). In alcuni di questi comuni la rete fognaria è presente, ma non è stata ancora messa in esercizio in attesa del collegamento a un depuratore”.

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