Incontro vescovi e sindaci Mediterraneo: card. Bassetti (Cei), “cammino di coesione sociale, incontro e dialogo per una pace concreta”

“È fondamentale che noi cattolici viviamo la fede e leggiamo le sfide attuali alla sua luce; scoprendoci chiamati a processi di comunione con tutti e di liberazione da tutto ciò che è oppressivo e genera morte e sofferenza”. Lo scrive il presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti, nel suo articolo pubblicato nell’ultimo numero di Vita pastorale, spiegando il “senso profondo” dell’Incontro dei vescovi e dei sindaci del Mediterraneo, che si svolgerà a Firenze dal 23 al 27 febbraio, per “tracciare insieme orizzonti di speranza e di futuro”.
Il cardinale ricorda “l’impulso di Papa Francesco”, che, anche stavolta, è presente all’evento “Mediterraneo frontiera di pace”. “La sua indicazione a cambiare prospettiva, guardando dalle periferie, è essenziale. Solo dalle periferie è possibile scorgere la realtà nella sua poliedricità e accettare che essa sia complessa, non univoca ma attraversata da diverse dinamiche”. Riflettendo sul fatto che “senza accettare la complessità e le sue polarità, è impossibile abitare la realtà e avviare processi culturali autentici”, il card. Bassetti evidenzia che “lo sguardo dalle periferie – siano esse umane, esistenziali e geografiche – produce come primo effetto quello di accorgersi di essere noi stessi periferici”. “Poiché la realtà del mondo e della vita è policentrica e plurale, e non siamo che pellegrini e ospiti di questa terra, che dobbiamo consegnare alle generazioni future”.
Osservando che “un’altra dinamica che lo sguardo mediterraneo ci aiuta a cogliere è quella del pluralismo religioso”, il presidente della Cei volge l’attenzione anche sul tema della cittadinanza, che “non è solo un dato anagrafico, ma lo spazio in cui si costruiscono relazioni di giustizia, accoglienza, crescita comune”. “L’incontro di Firenze vuole essere spazio di costruzione concreta di un cammino di coesione sociale, di incontro e di dialogo per una pace concreta, vera, autentica che parta da quella visione dell’uomo che la tradizione abramitica ci ha lasciato in eredità”.

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